251 Quel fantastico treno

Da ragazza avevo un'amichetta che veniva spedita dalla madre tutti gli anni a sciare a Cortina, anche a prezzo di pesanti sacrifici, perché si trovasse un marito abbiente, all'altezza delle sue (della madre) aspettative. Non so come sia finita, però finché ci siamo frequentate lei si limitava a andarsi a divertire in modo per niente impegnativo: me lo diceva al ritorno ma, ancora prima, attraverso cartoline innevate sulle quali trovavo frasi del tipo 'Come mi diverto, sapessi', seguite dall'elenco delle marche delle automobili di cui il posto era pieno e su cui, deducevo, lei faceva, chiamiamoli così, esercizi di apprendimento.

Questi nostri odierni sono tempi duri, e diventano durissimi se si trascorrono alla ricerca di un marito, cosa che qualunque donna dovrebbe volere perché, come dice il mio Debrett's New Guide to Etiquette & Modern Manners (John Morgan, 1996), 'per una donna è importantissimo essere stata sposata, o almeno essere stata considerata tale, fosse pure solo per cinque minuti'.

Detto questo, siccome mi piace dare consigli, ecco che vi suggerisco il posto giusto dove cercare: il treno.
Non, ovviamente, un treno qualunque, ma uno di quelli nuovi pensati da Trenitalia con quattro livelli di classe, tre dei quali (Executive, Business, Premium) corrispondono alla prima tradizionale e uno (Standard) alla seconda.

Lasciate perdere la Executive, dotata di sedili tipo quelli dei voli chic intercontinentali (pure sdraiati, non si sfiorano nemmeno i piedi dell'altro) e praticamente deserta. Evidentemente a poco servono i pasti firmati da Gianfranco Vissani e la deliziosa saletta riunioni, oppure servono solo raramente.
Comunque per trovare un marito serve un po' di scelta e in Executive la scelta è assente.

Concentratevi sulla Business, che è piena di uomini giovani, ben vestiti, tutti con i-Phone e portatile, cartella e, in casi più eccentrici, zainetto. Leggono tutti il giornale o stanno concentrati sul display ma io vi assicuro che se una donna passa loro davanti, sarà la noia del viaggio o sarà che gli uomini sono osservatori, un'occhiata gliela danno.
Ora, volendo essere pragmatici, un viaggiatore della Business non ha grossi problemi economici, apprezza stare comodo, è mediamente istruito, sa, deduco, come si sta a tavola, è uno che lavora, produce, nuota nel moderno.

Praticamente, è il marito ideale.
Quindi, bisogna fare in modo di conoscerlo.

E conoscersi in treno è una cosa facilissima: tutti in treno sono disposti a parlare, a raccontarsi, a svelare segreti intimi, più di una volta mi sono stupita per la naturalezza del contatto, sarà la forma contingente dello spaesamento, la situazione letteraria del viaggio, sarà che in molti si portano dietro l'idea del confessionale come luogo chiuso e abbinato, in passato, allo scompartimento, oggi, pure nella carrozza pullman, quanto di più promiscuo ci sia, amano vuotare il sacco.  

E le donne, a quel punto, possono mettersi in ascolto.
Domandare se il posto di fronte è libero, accomodarsi, fare quelle cose che fanno le donne: sorridere, guardare negli occhi, promettere.
Possono anche cadere: una volta si faceva cadere il fazzoletto, oggi è meglio cadere di persona e direttamente. Cadere addosso a qualcuno in treno è semplicissimo, io cado continuamente non appena mi alzo per andare a lavarmi le mani alla toletta, inciampo nelle scarpe (dal 43 al 46) indossate da signori che stanno spaparanzati come se stessero sul divano di casa loro, invadono il territorio, tendono trappole, fanno lo sgambetto a chiunque passi.
E pure lì, ve lo dico per esperienza, se a un uomo cade addosso una donna, non si arrabbia. Certi, al contrario, sono contenti, si legge loro negli occhi, sarà la monotonia del viaggio oppure il gusto del contatto, fatto sta che si affrettano a rispondere alle scuse 'Ma per carità, non si preoccupi' e la frase è piena di puntini di sospensione, che si possono riempire a proprio gusto, per esempio potrebbe starci come seguito: 'Se vuole cadere anche quando ritorna al suo posto, faccia pure con comodo, per me va benissimo'.

Consideriamo anche lo snack, annunciato dall'altoparlante e offerto nei primi livelli. Attenzione, però: in Premium danno solo un cioccolatino sdutto, e sul cioccolatino sdutto, pure se fosse in forma di coccinella (alcuni sono tali), è un po' difficile imbastire un discorso.

Più facile davanti a un bicchiere di prosecco; certo, il sacrificio si impone. Bere prosecco la mattina presto forse non è di comune gradimento, però la strategia suggerisce di applicarsi, trovare marito è un lavoro a tempo pieno, una mica ci si può dedicare solo a partire dalle 6 del pomeriggio, quando l'alcool ci comincia a stare bene e aiuta a venire a patti con la conclusione della giornata, sempre carica di bilanci e ormai in vista.

Basta rifletterci su un attimo: servono lo spumante, ci può essere uno scambio di punti di vista sullo snack (dolce o salato, si cominciano a chiarire i rispettivi gusti), per non parlare della possibilità di fare un brindisi, intrecciando esperienze, cercando un terreno comune, anzi, meglio, buttando lì che la conversazione è talmente stimolante che sarebbe un vero peccato farla morire sul nascere e limitarla al solo toccarsi dei bicchieri contingente.

Facendo due rapidi conti e considerando le fermate e il saliscendi, una donna attiva sulla tratta Napoli-Milano può riuscire a testare anche 5 o 6 uomini al giorno, una cifra pazzesca dal punto di vista delle possibilità, che si rivelano assolutamente superiori a quelle di un qualunque invito a cena in casa di amici dove, fra l'altro, si annida pure la concorrenza, dove, cioè, altre donne stanno a tavola con il medesimo intento e guatano i presenti.

Sul treno no, è possibile agire come solista, defilarsi se il gioco si fa pesante o si rivela sgradito, in treno tutto è di passaggio, a meno di non volerlo fermare come si ferma il tempo nel momento in cui nasce una storia. 

Un paio di ultimi suggerimenti: la ricerca del marito deve necessariamente svolgersi nei giorni feriali. Sarebbe, infatti, del tutto inutile frequentare i treni nel fine settimana, quando sono pieni di famiglie in gita turistica e di pendolari che si annoiano dove stanno e vogliono tornare al punto di partenza.
E bisogna evitare come la peste il livello Standard: ultimo, infimo, trascurato da tutti, privo di qualunque conforto aggiunto, non passano il giornale, non ti allungano la salvietta detergente e si guardano bene dall'offrirti anche un bicchiere di acqua.
E poi è pieno di professori. Che fanno avanti e indietro per l'Italia, si ritrovano con lo stipendio amputato a causa dell'abbonamento, si sono alzati troppo presto e ritornano a casa in giornata, sono, cioè, costantemente morti di sonno, scocciati dai chilometri che si accumulano e dalla stanchezza, tendenzialmente sudici perché nonostante il lusso apparente (l'ingresso in Executive avviene attraverso un cordone rosso fissato su colonnine), nessuno pulisce mai i treni a fondo e il personale in tuta arancione si limita a raccogliere le cartacce e a passare il medesimo scopettone sul pavimento del gabinetto e sui sedili che dovessero presentare tracce evidenti di sporcizia.

Dunque, riassumendo: definire il territorio di caccia; agire con costanza e applicazione; volendo per davvero perdere la testa (lo scopo è anche questo), evitare di perdere tempo con spostamenti e azioni che non producono risultati rapidi e visibili.
E evitare anche Cortina, posto ormai abusato, fuori tempo massimo, inadatto allo scopo, dispendioso, noioso, nemmeno servito dai nuovi treni.

(Il titolo di questa puntata è un omaggio a un bellissimo libro di fumetti edito da ADN KRONOS nel 1992, che, da appassionata e da pendolare, rileggo spesso e con diletto)


 

 

Quel fantastico treno, uno dei miei più bei libri di fumetti con Crepax, Pratt e altri, 1992

Cordone rosso di accesso al livello Executive dei nuovi treni (Stazione di Napoli Centrale, aprile 2012)

Joseph Mallord William Turner, Rain, Steam and Speed, The Great Western Railway, prima del 1844. Quelli sì che erano treni