254 La cenetta romantica

E', in senso stretto, quella che si consuma al ristorante.

Una donna normale, che ci tiene a fare la sua figura, per mettersi in tiro impiega un paio di ore. Si può salire di un'altra quarantina di minuti, ma lì stiamo. Anzi, è anche possibile che se vi siete già apparecchiate la mattina per la vostra giornata, una doccia e una ripresa del trucco bastino.
Sulla ripresa del trucco devo riprendere io tutti i make up artist di cui seguo le gesta: mai che dicano che cosa si fa con il fondotinta, che non conviene riapplicare perché si rischia un impasto pronto a creparsi.
Si riapplica la cipria, ma spesso non basta.
Il correttore, medesimo problema, insomma, bisognerebbe ricominciare daccapo tutto.
Con l'ombretto mi sembra che si possa scendere a patti.
Il mascara è un caso a parte, lascerei quello del mattino.
Nessun problema, invece, per il rossetto: quello, per farlo tenere, va riapplicato dalle 7 alle 12 volte al giorno, dipende da quante ore vi serve avere la faccia illuminata, oltre che dalla vivacità della vostra intelligenza, anche da un aiuto esterno.

MA. Nel caso si voglia fare la cenetta romantica in casa, bisogna trovarle un altro nome.
Qualunque pasto consumato con un ospite cui non si voglia dare un'impressione di sciatteria (Dio ci scampi) assume le dimensioni simboliche di un rancio per un battaglione, seppure piccolino. Diciamo una pattuglia di soldati, di quelli giovani e gagliardi, ovvero con una fame da lupi.
Calcolate, dunque, almeno 4 (quattro) lavastoviglie e 3 (tre) lavatrici.
Più la spesa, la preparazione della casa, quella della tavola, l'atmosfera.
Poi non dimenticate che dovete sempre prepararvi voi.

Conti alla mano.
Le lavastoviglie. Prima va disimpegnata di ciò che appartiene al passato (mettiamo: la colazione e il pranzo) tutta la cucina, lavaggio n° 1. Poi si carica ciò che è servito per preparare il semplicissimo menu che avete messo a punto, lavaggio n° 2. Poi c'è la cenetta vera e propria, lavaggio n° 3. Poi, siccome una lavastoviglie non basta a contenere tutte le attenzioni di cui l'ospite è stato oggetto, il lavaggio n° 4 si impone.


Non venitemi a raccontare che famiglie di 5 persone mandano la lavastoviglie una sola volta al giorno: da una parte, poco me ne importa; dall'altra, sono sicura che abbiano una concezione diversa dalla mia della cenetta romantica.

Le lavatrici: cominciate con il togliere tutta la biancheria usata del bagno, che deve essere geometrico e netto come nelle riviste che pubblicano foto di case nelle quali sembra sempre che mai nessuno abiti (per una casa non è un complimento). Poi aggiungete la biancheria della cucina consumata durante la preparazione del pasto. Sommate quella che si usa durante la serata (l'ospite verrà probabilmente da una dura giornata di lavoro e vorrà rinfrescarsi; ci sarà del tovagliame; e poi tutta la panoplia dei lini e dei cotoni che in un'abitazione degna di questo nome deve essere abbondante) e ci siamo.

Calcolate 4 portate per un simposio minimale: un piccolo antipasto per distrarre l'attenzione dell'ospite dalla pentola degli spaghetti (solo il controllo del sale e della cottura, io seguo quest'ultima anche con un timer svizzero, richiedono un'attenzione pari a quella del chirurgo in sala operatoria e non tollerano intrusioni); il primo cui abbiamo già fatto cenno; un secondo, che può essere unico (mia ultima trovata: la Caesar salad, che però, fra cottura del petto di pollo e dell'uovo, mondatura della lattuga, taglio del parmigiano e del resto nella dimensione giusta e operazione di condimento, quanto a impegno non scherza per niente); un dessert, spesso lavorato a parte, ovvero in grado di richiedere da solo mezzo pomeriggio.
E poi tutte le altre cosette, il caffè, il cioccolato, la voglia di assaggiare questo e quello.

E i vini. Importantissimi, responsabili dell'andamento fluido della conversazione, oggetto essi stessi dei discorsi, compra, porta alla giusta temperatura, controlla, apri (la bottiglia la deve aprire l'ospite come da rituale e l'ospite va dotato di un'attrezzatura efficiente altrimenti ha tutti i diritti di cominciare a lamentarsi e di farsi venire sospetti sul funzionamento del vostro ménage domestico). Per ciascuno un bicchiere diverso e, se vi fate un rapido conto e aggiungete quello, immancabile, dell'acqua, arrivate a 8 e, talvolta, anche 10 pezzi per un convito informale.

E le stanze: in dieci minuti d'orologio sono tutte invase, complici le luci accese per dare il senso della festa.
Si chiacchiera, e c'è il libro o il fumetto da vedere, il disco da inserire, il video che corre sullo schermo del computer, più sale la conversazione e più è bello sostenerla, la rivista, la brochure, il ritaglio di giornale messo da parte per la circostanza.

Nel lume morbido e mobilissimo delle candele la casa assume in un battito di ciglia l'aspetto di un campo di battaglia.

Ma, datemi retta: in occasione della cenetta romantica dimenticate il principio sacrosanto americano del 'Clean as you go along', che è ottimo in condizioni normali e vi ricorda che ogni volta che avete finito di usare una cosa, è bene toglierla di mezzo subito (lavarla; asciugarla; chiuderla se deve essere chiusa; rimetterla al suo posto): se lo fate correte il rischio di assumere l'allure di Cenerentola, ma non quando sta al ballo, ché quella allure là andrebbe pure bene, bensì quando sta in cucina a spignattare o a passare lo straccio.

Lasciate perdere, ammucchiate i piatti, dimenticate la panna montata residua rimasta fuori dal frigorifero, se si inacidisce sono fatti suoi, l'importante è non vi inacidiate voi, fate in modo di non fissarvi sulla gora che probabilmente sta imprimendo il secchiello del ghiaccio sul tavolo del soggiorno, godetevi l'attimo, l'occasione, pensate che domani è un altro giorno.

E che, se non pulite la sera stessa pure se si è fatta notte fonda (può anche darsi che l'ospite, stremato dalla dura giornata di lavoro di cui già si è detto e probabilmente anche un po' dal contenuto dei 3 o 4 bicchieri, escludendo quello dell'acqua, di sua competenza, si addormenti come un sasso impedendovi, è facile intuirlo, ogni movimento, fosse solo per il rumore che produrreste e che rischierebbe di disturbarlo), probabilmente sarà il domani a richiedere di riportare tutto allo stato di quiete precedente la cenetta. 

E vi farà piacere offrire all'ospite al suo risveglio anche una prima colazione.
Il che significa che, nell'ipotesi, dovete tenere sotto mano tutto quello che serve alla bisogna, dal latte, al caffè, ai biscotti che sono di suo gradimento.

Ma solo per preparare un vassoietto con una tazzina di caffè da portare a letto vi servirà un po' di spazio, e lo spazio, come sappiamo, è tutto invaso dai resti della cenetta che voi non avete sgombrato, i pezzetti di cibo languiscono, i fondi di bicchiere hanno un segno probabilmente indelebile senza il decalcificante, non c'è un solo centimetro quadrato che non appaia percorso e riassestato malamente dal vento romantico che ha soffiato sulle vostre teste.
Se fosse passato sulla vostra casa uno di quei cicloni che, chissà perché, hanno quasi sempre un nome di donna, tutto, dall'arredo, ai suoi complementi, ai tappetini della cucina e del bagno, non sarebbe così in disordine.

Poche storie.
Svegliatevi un'ora prima e rimettete a posto: mandate la lavastoviglie n° 3, passate lo straccio con la crema per i mobili sulla gora, riorganizzatevi la faccia.

Porgendo il vassoietto con la tazzina di caffè al reduce dal sonno, ricordate la lezione di Nefertiti che, in un dipinto egiziano del 1876 a. C., mesce in eleganza una bevanda al re Akhenaten, suo sposo (ma potrebbe essere anche un ospite di passaggio). Atteggiamento 'tenero e riguardoso insieme', ci dice Elena Canino, che ancora una volta ci viene in soccorso con la sua bibbia La vera signora (1952): 'Non bisogna...svelare quanto è costata la pace intorno, né quanti fulmini l'abbiano trafitta prima di comporsi in tal modo'.
Come deve comportarsi una signora? Come 'quando a una festa tutti la complimentano per il suo aspetto raggiante': mica sta lì a rivelare che è stata all'istituto di bellezza, che si è fatta la maschera dappertutto, anche ai capelli, che è stata due ore e quaranta davanti allo specchio.
'Ringrazia come fosse la cosa più naturale del mondo'.
Dunque, nell'accompagnare l'ospite alla porta e nel salutarlo con il velo di dispiacere che impone qualunque distacco, sappiamo ora quale deve essere l'atteggiamento.

A passare l'aspirapolvere e a lavare con il detersivo a tale scopo preposto i pavimenti che sono stati calpestati (praticamente tutti, compresi gli angoli e anche quello del balcone perché l'i-Phone dentro casa non prende) ci si mette una mezz'ora, un tempo veramente insignificante davanti all'onda lunga, duratura, se non eterna e capace di riscaldare nel tempo ogni brivido di gelo che venga dal cuore o dalla mente, che porta sempre con sé la cenetta romantica.  

 

 

  
  

 

 

Lilli e il Vagabondo, ovvero Lady and the Tramp, Walt Disney, USA, 1955