255 La chiave di Gio

Mia idea su come potrebbe svolgersi l'imminente e tremenda sessione di esami di giugno, II appello, con inizio il giorno 20.

Martedì 19 preparo il mio bagaglio, una cosa signorile, più o meno come Penelope Cruz in Nine, per intenderci (vedi immagine).

La mattina successiva chiamo un taxi perché mi è impossibile trasportare da sola tutta quella, indispensabile, roba e mi faccio portare a Roma Termini. Solito Frecciarossa per Napoli Centrale. Una volta arrivata, lì è possibile, cerco un porteur che si incolli al mio posto i miei personalissimi effetti. Ancora un taxi e scendo al Royal Continental, via Partenope, dove avrò prenotato una camera con vista su Castel dell'Ovo al primo piano, quello dove tutto è stato filologicamente preservato ed è firmato in ogni dettaglio da Gio Ponti.
Letto grande, ovvio.

Sbrigate le formalità all'accettazione, sistemate provvisoriamente le mie cose, passeggiata sul Lungomare per via Nazario Sauro e via Toledo fino in Accademia, 30 minuti di buon passo, intorno a me il cielo che si sposa con il mare in un matrimonio scintillante e tutto quello che accade in strada da quelle parti, ovvero quella materia umana e, per me, mentale, in grado di farmi passare il taedium vitae che mi segue da sempre fedelmente.

Pubbliche relazioni in Segreteria, verbali, faccende organizzative, Aula, studenti, prime prove.

Alle ore 18:00 chiusura dell'Accademia. Ritorno sui miei passi. Albergo a 5 stelle, ovvero lenzuola cambiate tutti i giorni e asciugamani che, appena toccati e abbandonati al loro destino sul pavimento, ritornano come per incanto puliti al loro posto. 'Sapete quanti asciugamani sono lavati tutti i giorni al mondo a causa dell'utilizzo che ne fate voi negli alberghi?'.
Assolutamente no, e non voglio saperlo.

Stanza d'incanto, semplice e poeticissima, tutto filologicamente conservato, angolo creativo della scrivania con lo specchio, luce notturna che segnala il percorso per andarsi a prendere un bicchiere d'acqua, la chiave, ciò che più mi commuove, disegnata anch'essa dal Maestro, chissà quando lo ha fatto, forse in una sera vuota, forse in un giorno pieno, se uno deve disegnare tutto nei dettagli, anche la chiave, certo non ha tempo per farsi seguire dal taedium.

Prendo nota anche di questo.

Cena.
Volendo, c'è il Bistrot dell'albergo. Insalatina di mare su Rucola e Pomodorini del Piennolo; Sartù di riso tipico partenopeo; Filetti di pesce del Golfo in crosta di Patate. (Tutti i secondi sono accompagnati da contorni del giorno). Due calici almeno di Lacryma Christi bianco bien frappé.
Se ho voglia di qualcosa di meno formale, Nennella ai Quartieri, con 10 euro ti danno tutto, dall'antipasto al limoncello.
Oppure uno dei ristoranti ancora seri proprio lì davanti, con un buon tavolo affacciato sul mare e intorno la danza cortese dei camerieri che ci tengono a fare la loro figura.

Prendo il ritmo, una decina di giorni circa. Sveglia alle 7, colazione, toletta, passeggiata fino in Accademia, esami, esami, esami, alle ore 18:00 sono libera e mi dedico alle mie relazioni locali, calde e suscettibili di approfondimenti.
Cena con parole, parole e passeggiata, altre parole via sms per la buonanotte.

Almeno un paio di sere da sola, ogni stanza è dotata di terrazza, seduta di fronte a uno dei panorami più belli del mondo, nel mio cuore il più bello, mi faccio assalire volentieri dalla solita marea di ricordi e progetti. Nella notte che diventa sempre più scura, il mio umore si schiarisce e viene preso in carico da qualcuno o da qualcosa d'altro che sta comunque fuori dalla mia testa.

Forse un rapido bagno in piscina sul roof, ma dopo il tramonto, quando se ne sono andati tutti. Non apprezzo le piscine affollate, mi piacciono solo quando sono deserte.

Forse un ritorno a Roma a mezza strada per vedere come stanno i bonsai e i pesci rossi. Autonomia di questi ultimi: giorni 6 con cibo solido, ma è meglio dare un'occhiata a come se la passano.

Forse un mezzo pomeriggio, per riprendere fiato e cambiare paesaggio, con piccolo giro di shopping dalle parti di piazza dei Martiri.

Un paio di visite d'arte, leggere e suggestive, approfitto del soggiorno.

Consegna finale dei verbali in Segreteria, ricomposizione del bagaglio. Taxi, Napoli Centrale; Frecciarossa; taxi Roma Termini fino a casa.

Rientrata, stanca ma soddisfatta, mentre vado disfacendo il bagaglio, sistemo con cura ricevute e fatture, le riordino e le invio al destinatario competente, Stato, Ministero, Amministrazione Accademia, che provvederà comunque in tempi brevi al saldo totale delle mie spese senza che io abbia, da tutto questo, alcun fastidio oltre a quelli già sopportati che attengono al viaggio, agli esami e al soggiorno.

Vista dalla terrazza del Royal Continental, Napoli, mia foto scattata con il mio cellulare il 14 giugno 2012

Il bagaglio di Penelope in Nine, Rob Marshall , 2010

Vanity di Gio Ponti per l'Hotel Royal di Napoli Italy, 1953, mogano, specchio Fontana Arte, doratura in bronzo. Questo pezzo è stato venduto all'asta per $ 8,400 il 5 dicembre 2006