259 The Knife's Day

 

Capisco la delicatezza di un argomento simile trattato da una signora, ma in qualche modo dovrò pur parlarne, data la singolarità del fatto. Questo è il mio coltello del pane, misura 28 cm, ha la lama seghettata e ci convivo da quando, ragazza, andai a stare da sola. Fu, infatti, una delle poche spese che affrontai in quella situazione di sobrietà costretta, anche perché, senza coltello del pane, una cucina non è tale, non solo manca di uno degli attrezzi principali, ma si è pure obbligati a mangiare solo rosette o panini al latte, eliminando dalla propria esistenza una delle gioie fondamentali della tavola: quella della pagnotta.

L'unica volta che tentai di tagliare una baguette, che sembrava innocua, con un coltello normale, insieme alla fetta si staccò anche un pezzo di falange. Ho recuperato il dito integralmente, ma da allora sono rimasta fedele al coltello in argomento. Che ha avuto una vita brillante, ha presenziato a cenette romantiche, pasti in solitudine e a feste, è rimasto con me perché sulla mia proprietà di esso non si è mai discusso, è anche partito più volte in vacanza, ben avvolto in bende e elastici, con tutta la famiglia quando, per far scapricciare la gatta, si affittava una casa, preferibilmente in campagna.

(E la gatta doveva scapricciarsi parecchio perché non solo stava fuori giorno e notte rientrando di tanto in tanto con un delizioso e piccolo sorcio in bocca, ma quando rientrava definitivamente, stavolta nella casa cittadina, cominciava a impigrirsi, diventava languida, ingrassava, insomma era incinta).

Per farla breve. Ieri sera il coltello del pane mancava all'appello.

Io non solo stavo in piedi dalle sei del mattino e mi ero fatta i soliti 426 km per andare in Accademia, ma avevo pure preso un sacco di freddo e stava anche piovendo e in treno, cullata dal movimento e con sul sedile accanto la cartella, le borse, le tre bottiglie di vino che avevo avuto in regalo e, qui sta il nodo, una magnifica e croccantissima mezzaluna di pane cafone presa a via dei Tribunali, mi cullavo in aggiunta nell'idea di cenare non appena fosse scattata la mia fatidica ora alcolica, ovvero le 18:30, per andare a dormire subito dopo appena possibile, lasciando detto al mondo che non c'ero per nessuno, almeno fino alle 9:30 del giorno successivo.

Ma il coltello non c'era. Ora, idealmente, esso si trova: nel cassetto delle posate; in lavastoviglie; sul ripiano dello scolapiatti; sulla cucina a gas quando il forno è acceso e l'impugnatura di legno deve finire di asciugarsi; sul tagliere, pronto a essere utilizzato.

Niente.

Mi metto a pensare a quando lo avevo usato l'ultima volta, la sera prima con un'altra mezzaluna presa ai Tribunali dal medesimo fornaio; poi quando c'era stato l'ultimo avvistamento, e qui si era fatto buio, perché certi atti sono meccanici e mi sarei più facilmente accorta della sua assenza dalla griglia delle posate che non del suo esserci.
Guardo in tutti i cassetti, anche in quelli improbabili, canovacci, tovaglie, attrezzi, cassetto del tavolo. Mi allargo fino al mio studio, al guardaroba, alla camera da letto, al soggiorno.

Niente.

Escludevo che fosse finito nella spazzatura: in essa ci finiscono gli anelli, i cucchiaini d'argento, qualche volta uno o anche due orecchini, ma un coltello lungo 28 cm era assolutamente impossibile.

Infreddolita, affamata e pure senza coltello.
A parte l'aspetto funzionale, sanguinava il mio cuore al pensiero di tanta perdita (ci sono affezionatissima). E poi dovevo trovare un modo per tagliare il pane senza far sanguinare altro.
Che faccio, lo spezzo in una citazione cristologica? Avrei voluto vedere il Messia alle prese con una mezzaluna croccante e non con quelle pagnottelle che compaiono continuamente nei dipinti che, ti credo, si spezzano facile facile e ti lasciano pure la forza per benedirle.
No, devo cercare un altro coltello.
Prendo quello, grande anch'esso, per i sandwich: è magnifico, un coltello forgiato a mano di marca tedesca, però lo uso solo per tagliare le verdure (e i sandwich, che confeziono forse una volta l'anno) e non ha la seghetta.
Prestando un'attenzione assoluta a ogni passaggio, riesco a mettere nel cestino del pane quattro fette bruttarelle ma ho le dita integre e tanto basta.

E poi io lo so, che a casa mia ci stanno i Mazzamurelli, che mi nascondono le cose e poi me le fanno ritrovare la mattina successiva in bella mostra sul tavolo: quasi li vedevo, buttati a terra tenendosi la pancia da quanto ridevano a vedermi cercare il coltello fra gli asciugamani e i barattoli di conserva.

Notte lunga e profonda, sogni percorsi da lame e da coltelli (in proposito, non voglio sentire commenti).
Pioggia. Letto caldo e accogliente.
Quando apro un occhio la sveglia sta sistemata, come avevo previsto, sulle 9:30.
Mi alzo sicura di non aver guardato bene la sera prima, ricomincio il percorso, lavastoviglie, cassetto delle posate, scolapiatti, cucina a gas.

Niente.

Di Mazzamurelli, nessuna traccia.
Mi decido e chiamo la signora Gerardina, che il giorno prima è venuta e ha fatto le pulizie. Ha per caso visto il mio coltello?
No, però ha un dolore nuovo e ha dovuto prendere le solite due pastiglie. La seconda è un gastroprotettore.
(Dico sempre alla signora Gerardina di farsi un fidanzato. Sono una donna adulta, d'esperienza e anche, come diceva un mio studente, di mondo, e sono arrivata a una concezione semplificata delle relazioni sentimentali: non sto sostenendo qui che gli uomini sono tutti uguali e che, pertanto, uno vale l'altro, Dio mi scampi e mi tenga lontana da un pensiero così grossolano e offensivo. Sto sostenendo che gli uomini fanno passare i dolori, o non li fanno venire affatto, sarà che distraggono e che una cena al ristorante, due chiacchiere avvolgenti, una telefonata notturna hanno molto più appeal del gruppo di preghiera che lei frequenta come solo diversivo esistenziale).
Dopo cinque minuti di descrizione degli effetti delle due pillole, gli auguri, anche per lo stomaco e una breve considerazione sul freddo, io e la signora Gerardina ci salutiamo.

E io sto senza coltello.

Guardo anche nei quattro cassetti del freezer, nei tre profondi e nel vassoio per surgelare le fragole (ho sempre pensato che fosse una cosa demenziale e lo uso per freddare le matite da trucco prima di temperarle).
Guardo dove ho già guardato ieri sera, rifaccio tutto il percorso e tutta la ricerca.

Niente.

Non è che mi rassegni, ma mi decido a fare colazione e a prendere un ulteriore appunto sul post it con le cose da fare oggi: comprare un coltello per il pane.
Sono tristissima.

Suono di cellulare. La signora Gerardina ha avuto un lampo: aprendo il cassetto delle posate, che lei chiama 'delle forchette', ha sentito che qualcosa faceva resistenza. Ha smosso lievemente la maniglia e il cassetto si è aperto subito (infatti anche a me il cassetto si era aperto morbido morbido).
Mi suggerisce di sfilarlo. Mi precipito, lo apro, lo afferro, lo alzo lievemente e mentre sto per estrarlo dai binari compare incastrato, ma meglio sarebbe usare il termine, per come e dove stava messo, incastonato, il coltello del pane.

Grande, lucido, seghettato, un po' provato dall'uso e dal tempo, se ne stava in tutta la sua maestosità adagiato in un interstizio fra la vaschetta delle posate (delle forchette) e il bordo. Lo avevo rimesso a posto la mattina, ora mi ricordavo, ma lo avevo fatto di corsa, probabilmente di sguincio e quando la signora Gerardina era andata ad aprire il cassetto, si era spostato, aveva ruotato e si era andato ad adagiare dove sarebbe stato ritrovato solo in primavera, al momento delle pulizie di Pasqua (la cucina, in proposito, è stata appena completata in vista del Natale).
(Se il cassetto avesse fatto resistenza a me, avrei pensato di controllarlo, ma si era aperto morbido, quindi non mi era nemmeno passato per la testa che qualcosa fosse fuori posto).

Con uno stato d'animo analogo a quello dei naufraghi della Medusa di Géricault (fra me e l'uomo che agita la camicia bianca vedendo la nave che li salverà non c'era praticamente differenza, analogo entusiasmo, ritrovata tutta intera la speranza che aveva vacillato più volte negli ultimi tempi), ho fatto colazione con un paio di fette di pane tagliate, ça va sans dire, a regola d'arte.

Aveva ragione mia mamma poveretta, che mi diceva sempre che la casa non ruba, piuttosto nasconde, anche se la sua filosofia non contemplava la presenza dei Mazzamurelli, forse artefici, o forse no, dello scherzetto e nemmeno la possibilità di celebrare, in un giorno qualunque del calendario, istituendo una festività nuova di zecca, nel caso odierno in concorrenza nientemeno che con l'Immacolata, The Knife's Day, ovvero Il Giorno del Coltello.

(Se si specifica che è del pane, è meglio).

Il mio coltello da pane