261 Life is a wonderful thing

La vita è amena e io sbaglio a pensare che sia amara e aspra.

Una persona ha voluto farmi un regalo, ha fatto del regalo un pacco e lo ha spedito tramite posta.
Il postino, si sa, si scoccia a portare i pacchi, pesano e sono più ingombranti di una lettera (ammesso che il postino la lettera voglia portarla), dunque ha messo nella mia cassetta un avviso di giacenza senza nemmeno citofonare.
Se avesse citofonato, gli avrei risposto perché ero in casa, ma questo è un fatto indimostrabile.

Dunque stamattina ho preso la macchina, mi sono messa in strada, ho cercato un parcheggio dalle parti della posta, l'ho trovato dopo una ventina di minuti e sono entrata.
Ho preso il numeretto dei pacchi.
La visione è stata da subito apocalittica, due soli sportelli dedicati e nessun segno di movimento, avevo davanti a me almeno 25 altri pacchi, non mi ero nemmeno portata da leggere e mi è stato anche spiegato che era il cambio turno, che è una cosa complicatissima, perché un impiegato deve lasciare la postazione all'altro e sembra che non voglia staccarsene, sta lì e guarda lo schermo del computer, riordina carte, conta mazzette e quando il collega prende il suo posto ricomincia daccapo con mazzette e carte.

La vita è amena e stamattina ne ho avuto almeno un paio di conferme.

Per prima cosa ho fatto conoscenza con un sacco di gente e mi sono ricordata che sono fortunata perché faccio un lavoro che mi piace moltissimo quando in tanti parlano male di quello che fanno e non vedono l'ora di andarsene in pensione oppure in ferie, per non parlare di quelli che il lavoro non ce l'hanno.
In secondo luogo, a un certo punto,  ho trovato un modo simpatico di intrattenimento, per me e per tutte le mie nuove conoscenze. Esso si intitola PosteShop ed è un opuscolo a colori esilarante, non pensavo che al mondo ci fossero cose così divertenti.
Sono venuta, dunque, a sapere che tutta quella roba si può ordinare sia in Ufficio postale che da casa propria, che ci sarebbe stata una consegna a domicilio (della quale, avendo io una concezione della vita amara e aspra, dubito parecchio) e che c'è perfino un Servizio di Assistenza Clienti che, per la posta tradizionale, per esempio per i pacchi, si è rivelato totalmente inutile e inetto (lo so perché ho provato un'intera mattina e senza successo ad avere notizie del mio pacco telefonicamente).

Nello Shop delle Poste vendono di tutto: televisori, telefonini, macchine fotografiche, lettori di tutti i genere di dischi, poi vendono pure gli attrezzi per la ginnastica da camera, contapassi, panche multifunzione, biciclette per allenamento, specchi luminosi, massaggiatori, maxi e mini e anche infilati dentro uno schienale, poltrone relax, tagliacapelli, epilatori, piastre.

Ma gli articoli più irresistibili sono quelli che compaiono alle voci 'Benessere' e 'Cucina e Casa'.

Nella prima categoria ho scovato, suscitando l'ilarità di un gruppetto di persone che stavano intorno a me, soprattutto di una signora che ha deciso di andare tutti i giorni alla posta perché lì sì che la vita è amenissima: il cuscino con altoparlante integrato al quale si attacca un cavo di cm 120 con jack universale per sentire musica, anche da meditazione, corsi di lingue e audiolibri (tale cuscino consente di fare tutto questo senza disturbare chi dorme lì accanto); una borsa dell'acqua calda cordless (io ne ho 4, una grande, una media e due piccolette e tutte, sottolineo tutte, hanno in dotazione solo un tappo); la coperta con le maniche, un'invenzione geniale, prodotta in due colori e in offerta, ideale per leggere stando sdraiati e con le braccia fuori dal letto per tenere il libro senza per questo prendere freddo; la termopantofola, con ben tre modalità di temperatura e calza removibile lavabile.

In 'Cucina': un piatto per servire in tavola dal nome evocativo di 'Love Story'; un set friggi-friggi, solo per biologico; il cuociuova Eggolino (qui mi sono chiesta a voce alta quanto tempo avessero impiegato i creativi delle Poste per arrivare a tanto risultato e a tanta intelligenza: in quell'eggolino c'era anche una vaga assonanza con l'ego di cui oggi tutto è pieno, non solo le fosse); la tostiera 'Dolcevita', evocativa anch'essa, ma di una maglia; il frulla & cuoci; un mangiapolvere; uno stendibiancheria corredato, e qui sta il bello, di un set di consigli per asciugare il bucato, che ho divorato avidamente, amando io i lavori domestici e anche i suggerimenti (stendete tutto a testa in giù; passate nelle maniche dei maglioni un collant; non usate mollette di legno perché prendono il colore dei capi che sostengono).

Sull'irresistibile nome di Sapiens, attribuito a tutta una serie di congegni per l'arredo in odore di studio (portalibri, scrivania, sedia), è arrivato il mio turno dopo un'ora e 20 minuti di stazionamento.

L'impiegato mi ha chiesto se io ero io.
L'ho ammesso senza riserve, ho firmato tre fogli e pagato centesimi cinquanta per la giacenza.

Finalmente ho avuto fra le braccia il mio pacco.

In un attacco liberatorio sono andata a farmi, facendo benissimo, una sontuosa pizza con la mortadella, pasto che considero divino e per il quale ho stilato da un pezzo l'elenco dei luoghi santi di Roma, in ordine di bontà e di costo.
Nonostante avessi richiesto una porzione non da muratore bensì da signora e ne avessi ricevuto in cambio un cosa più vicina alla prima categoria che alla seconda, l'ho fatta fuori tutta.

La mortadella aveva anche i pistacchi.

Poi sono andata a comprarmi la mia rivista inglese alla solita edicola di piazza della Repubblica.
Era il quarto tentativo, per cui stamattina, esasperata per i viaggi a vuoto, avevo telefonato al distributore, che è sempre gentilissimo, per avere notizie.
Le notizie c'erano e la copertina della rivista era promettente e bellissima.
Dopo il consueto scambio di battute sui tempi biblici dello spostamento Londra/Roma con il mio amico edicolante Alejandro, 25 giorni (là la rivista esce il 4 del mese, qui normalmente dopo il 21, con punte come quella odierna che si situano intorno al 29), un lasso di tempo, anche secondo lui, eccessivo per una provenienza così dietro l'angolo (lui è sudamericano, quindi ha un'idea tutta sua delle distanze), sono risalita in macchina trionfante.

Ho portato su il pacco e non l'ho aperto.
Avere un pacco all'ingresso dal contenuto incerto mi fa tanto avventura, cinema e romanzo giallo.
Non sono una donna curiosa e credo di avere capito che qui sta il nodo della mia disappetenza. 

Visto, però, che l'appetito vien mangiando, è probabile che apra subito la rivista.

La vita è amena e io sbaglio a pensare sempre che sia amara e aspra.