264 Happy Birthday (to You)

Una diva del pop un giorno di inverno si sposò (civilmente) sbagliando uomo.
Non venitemi a dire che succede spesso perché in questi termini succede davvero poco di frequente.
Lei sbagliò uomo nel senso che un Paul le telefonò proponendole di unirsi in matrimonio, lei pensava che non fosse quel Paul lì ma un altro e quando se ne accorse decise che ormai era troppo tardi.
Ma non è questo che ci interessa. 
A noi, oggi, interessa un aspetto secondario della vicenda.
Quando i fotografi, dopo la rapida cerimonia, cominciarono a gridare come nei banchetti di campagna 'Bacio! Bacio!', lei, gelida, rispose 'I baci sono cavoli miei'.

Parole sante.

Per quanto mi riguarda, cavoli miei sono i miei compleanni.
Nel senso che a un certo punto ho deciso di non festeggiarli più, pubblicamente, intendo, perché mi erano venuti a noia gli auguri di rito, le telefonatine falsamente allegre e pure i regali fuori registro.
A dirla tutta ho impiegato un po' di tempo perché si sapesse in giro che non c'era più niente di cui preoccuparsi, ho dovuto anche agire chirurgicamente, mirando in modo tagliente ad alcune resistenze, cancellando la memoria, chiedendo la gentilezza di non ricordarmi solo per quello.
I risultati sono stati ottimi, nel senso che a un certo punto ho cominciato a trascorrere il mio compleanno in modo aderente ai miei gusti, mi è anche capitato di andare a cena fuori con qualcuno che non era al corrente dell'evento e di passare una seratina con i fiocchi, in ogni caso sono finalmente riuscita a vivere giornate in cui era possibile fare le cose che si devono fare in queste ricorrenze, un bilancio e dei progetti.

(Uno dei miei incubi ricorrenti è di rientrare a casa mia, trovare tutto spento e vedermi all'improvviso illuminare da tutte le parti con un coro festante di amici e conoscenti che intonano 'Tanti auguri a te' fra palloncini e striscione augurale, uno di loro, quello al centro, con in mano un pericolosamente traballante dolce di anniversario, una sorpresa capace di mandarmi di traverso ogni relazione umana e sociale troppo stretta). 

Ma alcune sacche di rigurgiti, devo ammetterlo, sono rimaste.
Prendiamo, per esempio, l'anno in corso.
Uno di questi giorni è stata la data che mi riguarda. Piazzandosi, essa, più o meno a ridosso dell'equinozio di primavera, è accaduto che qualcuno abbia avuto un ripensamento e mi abbia fatto gli auguri.
Ma ha sbagliato giorno, e lì ci sarebbe da dire parecchio, perché se ci si sente solo in quella circostanza, almeno bisognerebbe fare uno sforzo di precisione e non buttare lì a caso un messaggio.
Il giorno fatidico, poi, sono accadute cose che mai avrei mai pensato potessero accadere.
La mattina, mentre mi stavo truccando perché dovevo uscire, esattamente allo stadio della stenditura del fondotinta, un'operazione che più delicata non si può perché la materia va agitata, impastata, scaldata, stesa al momento giusto, ovvero al giusto grado di calore e stato di morbidezza, è suonato, e violentemente, il citofono.

Accidenti.

Ho risposto, che altro avrei potuto fare.

Era il fioriaio.
Gli ho comunicato il piano usando un numero ordinale, come si fa normalmente.
Ho calcolato il tempo dell'ascensore, con il fondotinta sul bordo della mano che cominciava a dare segni di sconforto.
Rumore di porte sbattute, campanelli, chiacchiere, mai sentita una confusione nel palazzo a questo livello.
Nuovo suono di citofono. Secondo il fioraio avevo sbagliato a dirgli il piano. Siccome cerco sempre di fare esercizio di pazienza, ho ripetuto il  numero ordinale e ci ho aggiunto il cardinale, scandendo l'unica sillaba.
Finalmente il suono del mio campanello, con il fondotinta che andava seccandosi.
Ritiro il vaso di orchidee bianche e lui, tutto contento, mi dice che ha suonato a tutte e tre le porte del piano di sotto, spiegando in tutti e tre i casi che mi doveva consegnare i fiori perché era il mio compleanno.
Questa mancanza di discrezione mi ha obbligata a uscire rasentando i muri delle scale e non ha impedito alla condomina di sotto di festeggiarmi quando, rientrando, l'ho incontrata sul suo pianerottolo.
Colpa mia, in una data così sensibile avrei dovuto prendere l'ascensore.

(Anni a cercare di far perdere le mie tracce e mi trovo a scivolare su una buccia di banana per colpa di un dilettante).

In metropolitana suona il cellulare: al coniuge emerito è venuta in mente la data.
Niente di male, anzi. Se non fosse che è l'uomo più distratto che io abbia incontrato in vita mia e che per il numero cospicuo di anni trascorsi insieme, proprio quando ci tenevo ai festeggiamenti, dimenticava regolarmente di augurarmi qualcosa di inerente. Capitava, anzi, che tornasse a casa non solo tardi, ma anche a mani vuote e che mi guardasse, seduta sul bordo della vasca per non sciattarmi l'abito e nel tentativo sovrumano di trattenere le lacrime per non sfasciarmi il trucco, chiedendomi sconcertato perché mi ero messa così elegante, se per caso non avevamo una cena fuori che gli era uscita di testa.
'Potevi dirmelo', concludeva, dispiaciutissimo. E' chiaro che glielo avevo ricordato fino alla mattina stessa, anche con una lista di regali che mi avrebbe fatto piacere ricevere, ma chissà a che cosa stava pensando di altro.

Siccome la vita è paradossale, la memoria esce fuori, limpida e precisa, proprio quando non dovrebbe.

Nel pomeriggio, e qui sta la novità, ci ha pensato la posta, a festeggiarmi.

Accendo il computer e trovo un numero inquietante di mail che mi auguravano buon compleanno.
Tutte provenienti da sistemi automatizzati, ovvero del tutto privi di sentimento.
Mi augurava buon compleanno FB, la piattaforma che fa felici con poco tutti perché ti comincia a tormentare dalla domenica precedente, ti dice quanti amici tuoi compiono gli anni nella settimana entrante, poi il giorno deputato ti piazza la torta con la candelina da tutte le parti. Ora, si può essere anche contenti che tante persone ci tengano nel cuore e scrivano sul nostro Diario, tutte e invariabilmente: 'Auguri' (mai che a nessuno venga fuori una frase un pochino più profonda), e può essere gustosissimo cliccare 'I Like' su questo e su quello, però personalmente trovo il tutto lievemente precostituito e meccanico, da cui i cavoli miei di cui stavamo dicendo.

Poi mi augurava buon compleanno Trenitalia, che ha tutti i dati della mia carta di credito e che dovrebbe tenerseli un po' più stretti; si aggiungeva la mia banca, che dovrebbe, certamente, farsi i fatti miei ma in un altro senso; i perfino il sito studenti.it, al quale sono evidentemente iscritta, visto che producono un materiale utilissimo, con schede ben fatte di riassunto e sintesi alla fine delle quali compare invariabilmente la frase 'Questo studio nostro ha fatto risparmiare a te quattro ore di studio tuo, quindi facci il favore e vai a cliccare I Like sulla nostra pagina FB', si era ricordato della mia esistenza.
Inoltre: il concessionario della macchina; l'altro treno concorrente; una pletora di luoghi digitali che ora mi sfugge.

Uno potrebbe pure chiedersi perché, se sono orientata in questo senso, non mento sul mio giorno di nascita.
A parte che con coloro che hanno i miei dati amministrativi sarebbe impossibile, altrove non ci penso per niente, sono una rappresentante più che perfetta del mio segno zodiacale, anche con le sfumature dell'ascendente e della luna che, per una donna, è importantissima, ci tengo e proprio non ci sto a mascherarmi da Vergine, Sagittario o, peggio, da Capricorno solo per mescolare le carte di una partita che dovrei giocare tenendo io in mano il banco.
Inoltre, gli auguri arriverebbero ugualmente, ma in data sfalsata, cosa che, vedi sopra, trovo irritantissima.

Lo dico sempre alle mie studentesse, le donne dovrebbero ammantarsi di blur al più presto. 
Dovendo, esse, essere sempre giovani e belle, cosa che non è del tutto impossibile, di questi tempi, sempre prescidendo dall'anagrafe, suggerisco loro di cominciare a imbrogliare le piste dal giorno del compimento del 25° anno di età. Come campionesse di nuoto olimpioniche, è meglio ritirarsi dai festeggiamenti quando la festa è al suo apice, evitando di pubblicizzare numeri che, nel giro di poco, si rivelano controproducenti.
Ha ragione Almodóvar che, in Tutto su mia madre, fa dichiarare a Rosa l'età di Agrado: dai trenta ai cinquanta, l'età che abbiamo tutti (forse la seconda parte della battuta è mia, mi piace appropriarmi delle cose che incontro).

Per la cronaca, un paio di cose belle: nel pomeriggio mi arriva un discretissimo e affettuoso messaggio da una mia studentessa emerita, che non ha dimenticato niente (come del resto non ho dimenticato io); nella cassetta della posta la mia profumeria (confesso di averne un numero superiore, ma questa è l'unica che mi fa regali) mi recapita un cartoncino che lì per lì mi preoccupa perché reca sulla busta la scritta 'Sorpresa!' e, all'interno, la frase 'La ciliegina sulla torta' ma che poi mi rasserena perché mi invita ad andare a ritirare quando ne ho voglia una mini-palette Make-up che contiene 4 ombretti, 2 gloss e un blush perché vogliono augurarmi buon compleanno. (La profumeria sì, che sa come prendermi).

Ah, dimenticavo. La sera lo spumante (niente champagne, visto che la crisi morde, e poi lo champagne si può aprire in un'occasione meno personale) era a una temperatura perfetta e le bollicine facevano capriole allegrissime nel bicchiere.