277 Coltelli Fratelli

 


Alla fine del mese di settembre, mentre cucinavo, mi si è rotto uno dei miei coltelli prediletti, piccolo e taglientissimo, un Wüsthof 4023/8 cm.
Stavo per buttarlo al secchio quando mi sono ricordata che anni fa, di fronte a un altro coltellino della medesima marca che si era arrugginito, avevo fatto un pacchetto e, adirata, l'avevo rispedito alla Ditta con un bigliettino che diceva più o meno sono una donna delusa e la colpa è vostra.

Dopo poco più di una settimana avevo ricevuto io un pacchettino di ritorno, fatto meglio del mio, con dentro un coltellino nuovo di zecca, molte scuse e i migliori omaggi della Ditta.

Su questa vicenda di professionalità e precisione avevo anche fatto una lezione.

Il mondo è cambiato ma forse non la Germania.
Quindi ho fotografato il coltellino spezzato (foto a sinistra) e ho allegato l'immagine a una mail che diceva più o meno ora che vogliamo fare con il coltello rotto.

Non sono passate nemmeno 12 ore e in un italiano delizioso Herr Karl-August Gaedt, nel mio immaginario l'erede prediletto di Herr Wüsthof in persona, mi diceva di comunicargli l'indirizzo del rivenditore dove l'avevo acquistato: lui avrebbe autorizzato la sostituzione.

Compro tutti i miei coltelli, tranne quelli che mi è capitato di acquistare all'estero perché mi piacevano, da Dolcimascolo, magnifico cognome siciliano, originario di Sciacca, a via Gallia.

Ulteriore scambio di mail. 
Io dico a Herr Gaedt complimenti per il suo italiano, lui mi risponde, precisissimo, vada quando vuole, saluti cordiali.
Dunque, oggi, infilando il coltello rotto nella mia bisaccia e infilando la visita al negozio fra un milione e mezzo circa di commissioni, fermo la macchina in doppia fila a via Gallia, mi armo di coltelli e scendo.
Il plurale deriva dal fatto che stanotte mi sono ricordata che mesi fa un altro coltellino Wüsthof, il 4024/8 cm, da me ugualmente prediletto, aveva avuto un incidente e aveva perso una vite. 
Ho continuato a utilizzarlo perché non potevo farne a meno: anche se ballava un po', tagliava benissimo.

Accoglienza perfetta, io entro e loro mi dicono lei è la signora della mail. (Quando si dice l'intuito maschile forgiato dal caldo sole di Sicilia).

In sintesi. Il Signor Dolcimascolo aveva già ricevuto l'autorizzazione a sostituire il 4023/8 cm e mi diceva che il 4024/8 cm non lo avevo comprato da lui (mi si è aperta la memoria, l'avevo infatti comprato a Berlino un sacco di anni fa perché volevo mangiarmi la frutta in albergo come si deve) ma che con piacere mi avrebbe rimesso la vite.
Anzi, ha anche provato a cambiare pure l'altra per questioni estetiche ma la seconda vite non usciva. Gli ho detto non si preoccupi, casomai esce da sola come è uscita quell'altra e poi mi intenerisce il coltello rattoppato, sembra un cane azzoppato da un incidente cui il veterinario abbia messo una protesi, su, andiamo, come si fa a non volergli bene.

Poi, mentre stavamo chiacchierando anche con Dolcimascolo jr., il cavatappi da sommelier, il coltellino per tagliare la capsula, operazione supremamente importante nell'apertura di una bottiglia, il manico del mio Laguiole che mostra la corda, ma che cosa ho tagliato con il coltello rotto, niente, una mela, e tante altre cose fondanti per qualunque esistenza che si rispetti (ogni vita ha bisogno di coltelli), ho chiesto se avevano il Kitchen Surfer, l'ultima creazione, un nome geniale, fa venire voglia di cucinare anche ai disappetenti.

Certamente.
Dunque sono uscita dal negozio dopo tutta una serie di strette di mano e, da parte mia, dichiarazioni appassionate di una valanga di sentimenti, con, nell'ordine e nella seconda foto da destra a sinistra: il 4024/8 cm con la vite rimessa; il 4023/8 cm sostituito; il Kitchen Surfer nuovo di zecca, confezionato come un gioiello, con il quale ora vado a farmi un carpaccio di limone che sarà il migliore dell'anno.

Quanto mi piace la Germania, soprattutto se rivisitata dal punto di vista della Sicilia e con un'apertura verso il mare di Sciacca.

Il coltello rotto

I Coltelli Fratelli