279 Femminile, erotico Post, 2: l'Amante (una monografia perché se la merita)

Parto da quello che ho detto nel Post precedente: l'amante è il luogo privilegiato dell'erotismo e, quindi, è una carta che va giocata subito. Anche qui procederò, per quanto possibile, per paragrafi brevi, in modo da rendere più agevole e invitante la lettura.

LA PREMESSA. Un amante dovrebbe essere prescritto dal medico di base su ricetta rossa ad ogni donna, da un'età che potremmo definire della ragione (le donne, come tutti, hanno tempi di maturazione personali, chi è precoce e chi alla ragione non ci arriva mai), fino a quando non si hanno tutti e due i piedi nella tomba.
Tecnicamente, l'amante può essere inserito in una delle seguenti categorie: 1. farmaci salvavita, indispensabili; 2. aspirina, da prendere al bisogno; 3. integratori alimentari. 
Dico subito che la mia categoria di predilezione è la terza: gli integratori non sono medicine ma, se utilizzati correttamente e con costanza, fanno miracoli e mantengono in salute ottima.

UNA STORIETTA. Una mia compagna di ginnasio, con la quale nacque subito un rapporto di amicizia profonda, aveva una sorella più grande di noi di sette anni, per un paio di quindicenni, un’intera era geologica.
Lei faceva l’impiegata e, insieme, studiava Sociologia, la prima persona che io abbia incontrato con questo interesse.
Era molto affettuosa con la mia amica e anche con me, ci ospitava volentieri e ci dava ascolto.
Lei aveva due caratteristiche sostanziali: andava appena possibile a Parigi e aveva degli amanti.
A Parigi ci andava con il treno notturno, certe volte a Capodanno, con la locomotiva che fischiava a mezzanotte, alloggiava in alberghetti di cui ci raccontava l’atmosfera e i dettagli, mangiava quello che si mangia da quelle parti, vedeva le mostre. 
Per me che conoscevo la Ville Lumière solo sulla carta geografica, un sogno. 
Di amanti ne aveva una quantità indefinibile.
Sposatasi, per sua chiara ammissione, con il fidanzato storico per andarsene da casa e liberarsi dei genitori (non della sorella), si liberò presto anche del marito, che pure a me stava simpatico. 
Dopo la rottura cominciò la ridda dei nomi e dei volti. Non sempre corrispondenti gli uni agli altri.
Sì, perché qualcuno di questi tipi lo conoscevamo, quando andavamo a trovare lei capitava di incontrare ora l’uno, ora l’altro; alcuni, invece, ci veniva il dubbio che non esistessero.
Per esempio il più fascinoso di tutti che, a suo dire, le aveva regalato per il compleanno un brano per pianoforte da lui composto. 
Quando noi, trepidanti, le avevamo chiesto com’era, lei aveva risposto con un’alzata di spalle ‘Che ne so, tutte pallette. Nere’, indicando con questo termine le note che mai avrebbero avuto un esecutore.
Alla mia ammirazione assoluta per una donna adulta che, a ripensarci oggi, faceva una vita durissima, studiando la sera per laurearsi e risparmiando il centesimo per farsi un viaggio, trovando anche il tempo per preparare per noi indimenticati crostini al latte stando a sentire le vicende di due adolescenti incollate ai libri che avevano come unica distrazione il cinema del sabato pomeriggio, bisogna aggiungere le mie letture.
Io leggevo forsennatamente i romanzi di Françoise Sagan, che ho ripreso più di una volta in età adulta continuando a trovarli belli.
E che facevano, in quei libri, i protagonisti?
Vivevano a Parigi e si facevano degli amanti.
Ho sempre avuto le idee chiare su come condurre la mia esistenza, quindi, così come a nove anni avevo rifiutato il corso di cucito della scuola perché ero un’intellettuale e volevo studiare l’inglese, a quindici stabilii che i miei viaggi futuri avrebbero avuto una sola, luminosa destinazione.
E che mi sarei fatta degli amanti: una quantità indefinibile, una congerie, un esercito, una legione, una montagna, una profusione, una miriade, una moltitudine, un subisso di amanti.
Un auspicabile riserbo mi suggerisce di cambiare argomento.
L’unica cosa che posso dire è che, appena mi è stato possibile, ho cominciato ad andare a Parigi con una qualche regolarità e che considero la capitale illustre di Francia la mèta privilegiata di ogni mio viaggio.

IL CASTING. Un amante non è un fidanzato né un marito, tantomeno è un Sex-Friend, ambigua figura messa in orbita da filmetti americani che non sanno che l’amicizia è una cosa seria (che c’entra, anche il sesso è tale). 
Non è lo spupazzatore del sabato sera, non deve offrire garanzie di tipo economico, sociale o intellettuale, è libero dal giogo della carriera, non deve avere una bella macchina, può arrivare da una donna come gli pare, anche la metropolitana, se abita sulla linea, va bene.
Un amante, come abbiamo detto, è il luogo privilegiato dell’erotismo, quindi è sollevato da tutto il resto.
Le donne hanno sempre troppe pretese, da un uomo vogliono tutto: amore, assistenza, denaro, presenza intellettuale, confidenza, un uomo secondo una donna deve essere marito, amante, padre, fratello, amico, confidente, infermiere, avvocato e pure notaio.
Inoltre le donne sono ipergamiche, cioè cercano sempre di sistemarsi meglio di come stanno, cosa che agli uomini, che seguono sempre e solo il criterio del ‘giovane & bella’, non passa nemmeno per la testa.
Le donne sono un incubo.
L’amante le guarisce da queste pretese eccessive.
Le salva dal chihuahua e dal furetto.
Se lui non sa come si stipula un atto di compravendita di un immobile, poco male, avrà, come si dice, altre competenze.
Se è disordinato, chi se ne importa.
Può pure buttare i calzini (usati) e il resto della biancheria sul pavimento e abbandonare alla rinfusa pantaloni e camicia su una poltrona, poi, però, si rimette tutto addosso e non rimangono tracce del suo passaggio.
In bagno, se lascia gli asciugamani pendere, non rimette il tappo al dentifricio e non chiude quello del detergente, poco male, fa tenerezza.
Un marito, al contrario, indispone e, spesso, infuria. 
Ma una donna deve scegliere un amante con cura e attenzione.
Ne va del buon andamento della vicenda.
E’ evidente che la prima qualità deve essere la prestanza, anche se non sto parlando di quella che si ammira in spiaggia o in palestra. Qui prestanza significa un misto di savoir- faire e di esperienza, per cui se un uomo non ha ancora imparato a trattare le donne, è meglio lasciarlo perdere.
Siccome finisce che si mangia qualcosa insieme, deve sapersela cavare a tavola.
Per me è fondamentale che sappia maneggiare una bottiglia, comunque, non frequento astemi, quindi per metà la cosa è fatta.
La conversazione deve essere al livello. A questo proposito, ci sono argomenti interdetti: laddove un uomo qualunque al terzo appuntamento e mezzo si ritiene autorizzato a rivelare il suo lato peggiore, i problemi del matrimonio, quelli di lavoro, la sua posizione politica e la somaraggine dei figli a scuola, l’amante parla di altro.
E di che parla?
Ma è evidente: di erotismo.
Che bello.

LA FREQUENZA DELLA FREQUENTAZIONE. Nel romanzo di Murakami Haruki 1Q84 uno dei protagonisti ha un’amica (termine tradotto diversamente in francese da un altro traduttore: ‘petite amie’, amichetta, che è una cosa completamente diversa. Ho controllato e ci sono rimasta malissimo. Che stavo leggendo?) che vede tutti i venerdì a casa sua fino a quando lei non scompare dalla trama e noi non sapremo mai che fine ha fatto. 
Sciò. 
Ora, la vita corre rapida e gli impegni sono tanti, quindi alzerei il ritmo a quindici giorni. Come dice un amico mio, il minimo sindacale.
Al di sopra di questa soglia, qualunque donna è autorizzata a tornare dal medico di base e a farsi fare un’altra ricetta. 
Ovvero a rilanciare il casting e a integrare l’integratore con un amante di ‘appoint’ che, riferito ai tavolini, è un supplemento, un completamento. 
Il concetto funziona pure con quello di amante.

CHE SI MANGIA STASERA? La frase, se proviene dalla bocca di un marito, è capace di scatenare una rissa. Insomma, non stiamo mica al ristorante. 
Se, invece, la bocca dalla quale esce è quella dell’amante, è festa. Dunque, come ogni uomo sano e attivo, ha fame. 
Si sa, a dirla tutta, che dopo cena non sprofonderà sul divano addormentandosi davanti alla televisione, anzi, dopo cena verrà il bello.
Quindi bellissimo è cucinare per lui.
Le possibilità sono infinite. Ogni libro di cucina redatto da una delle giovani blogger nei confronti delle quali nutro una sconfinata ammirazione ha di solito un capitolo dedicato alle cenette romantiche: bandito l’eccesso di aglio, a meno che non sia una passione condivisa (sto citando), niente pesci con le spine, odori di frittura, piatti da preparare all’ultimo minuto perché, nel frattempo, lui che fa?, ovvio, si annoia. Meglio il finger food, ‘mangée du bout des doigts, très sexy’, mangiato, cioè, con la punta delle dita, il resto non lo traduco perché si capisce benissimo (mi accorgo che ‘finger food’ in francese è femminile, dovremo tornare sul fatto); i piatti leggeri, i contrasti di texture che risvegliano le papille, i dessert ghiacciati che rinfrescano la bocca, il cioccolato che rimane un ‘temibile stimolante’.
Niente dolci troppo ricchi di burro.
Se a una donna non piace cucinare, può sempre proporre un’evocativa baguette jambon fromage, purché ottima e servita nel modo giusto e con il giusto vino di accompagnamento. Chiariamo però che, per trovare quella buona, bisognerà attraversare tutta Roma e si perderà una mezza giornata, laddove un meraviglioso piatto di spaghetti pomodoro e basilico si mette in tavola, con un po’ di organizzazione, in venti minuti esatti.
Segnalo anche qualcosa di ancora più mirato, un libro che si intitola ’10 recettes pour recevoir un prince (potentiellement charmant)’, ovvero 10 ricette per ricevere un principe potenzialmente azzurro (Sophie e Marie-Pierre Morel), dal quale traggo l’immagine del mio post di oggi.
Ma ci sono anche le indicazioni per confezionare un ‘Déshabillé di carciofi in vinaigrette sensuale’, una ‘Vellutata settimo cielo’, un ‘Cuore da prendere di salmone’ e anche una bacchetta magica ai fiori d’arancio’ che, però, sarebbe meglio riservare a uno sposo promesso perché, come abbiamo detto, l’amante con i fiori d’arancio c’entra poco o niente.

CHE SI BEVE? La bottiglia la apre lui, è l’unico lavoro domestico che farà in tutta la sera, ecco perché è buona cosa avere a tavola uno che le bottiglie sa come si maneggiano. 

Champagne ghiacciato e l’avventura può iniziare ormai, meglio andare sul sicuro.
Però le possibilità sono infinite, tante quante sono i vini che ci sono sulla faccia della terra. E, ricordiamolo, lo champagne è un vino fra i più suggestivi che ci si possa ritrovare a bere nella compagnia giusta.

I DIVERTISSEMENT. Con l’amante è possibile fare quelle cose che non sta bene fare con uomini con cui si ha una relazione diversamente erotica, ovvero una di quelle relazioni in cui l’erotismo rimane sullo sfondo, per esempio una visita aperitivo al sex-shop del quartiere. D’accordo, i posti rientrano quasi tutti nella categoria del ‘tremendo’, e anche su questo dovremo tornare. Però è una maniera per ridere insieme in modo intimo, per esprimere il proprio punto di vista, ti piacerebbe se qualcuno ti regalasse una bambola gonfiabile, soprattutto considerando che non parla e non scoccia e che dopo l’uso potresti richiuderla nella scatola, un po’ come fa Norman Bates con la madre mummificata in Psyco?
Un consiglio.
Attenzione a fare queste domande. Conosco una quantità industriale di uomini, di tutti i generi e di tutte le età, che risponderebbero sì, certo, perché no, almeno la bambola non scoccia con questo genere di discorsi.

L’AMBIENTE. ‘ Quando sei qui con me / questa stanza non ha più pareti / ma alberi, alberi infiniti / quando sei qui vicino a me / questo soffitto viola / no non esiste più / io vedo il cielo sopra noi /che restiamo qui, abbandonati / come se non ci fosse più / niente, più niente al mondo…’.
Non ho altro da aggiungere.  

FACEBOOK. Il Diario dell’amante non si frequenta e non si guarda, è una norma igienica tale e quale al lavarsi le mani prima di andare a pranzo. Si rischia brutto, casomai scrive qual è con l’apostrofo e frequenta posti immondi. Tanto ci pensa lui, a frequentare il Diario della sua amante, gli uomini sono curiosi come scimmie, inoltre si infiammano per qualunque competizione, come potrebbe non desiderare di sapere se è lui, l’unico della ricetta rossa? 

L’ENTR'ACTE, ovvero, l’intervallo fra gli atti di una performance. Tessuto connettivo molto importante, come ogni tessuto vitale deve essere alimentato da qualche azione. Oggi con la comunicazione rapida degli sms e delle mail è possibile mantenere in leggerezza un cordone ombelicale che porta nutrimento alla vicenda. Farlo notare se l’amante è distratto, può darsi che sottovaluti l’importanza di quelle cose minimali cui tanto danno importanza le donne.

SE FOSSI. Se fossi un uomo, mi piacerebbe moltissimo fare l’amante.

IN CONCLUSIONE (provvisoria, come tutte le conclusioni che si rispettino). Nello scorso mese di giugno feci una conferenza in Accademia che riuscì, mi sembra, simpatica, proprio come era nelle mie intenzioni. L’argomento era ‘La vera signora’ e mi ero divertita, partendo da un galateo degli anni ’50, a inventariare alcune situazioni in cui l’arte si sarebbe rivelata utile in ogni momento della vita di una donna.
Una parte della conferenza la dedicai agli accessori: la borsa, le scarpe, il cappello e i guanti.
E l’amante.
Sì, proprio lui: mai superato come il cappello, anzi, indispensabile come la borsa e le scarpe (e, per me, anche i guanti, che indosso regolarmente e in tutte le stagioni), l’amante è ciò che, proprio come gli accessori, dà stile a una donna, la rende elegante, ne completa la toletta, ne illustra i desideri, la tiene al caldo o al fresco, la mantiene, proprio come la vogliono gli uomini: giovane & bella.
Per non parlare del gusto dell’andarselo a cercare, pari, come intensità e potere consolatorio, a quello dello shopping di una bella borsa.

Ma l’amante è infinitamente meno dispendioso sul piano economico, essendo l’erotismo uno dei piaceri gratuiti dell’esistenza: non costa niente e per rimanere vivo richiede solo partecipazione, fantasia, buona disposizione di animo e di corpo e una seducente, adeguata presenza.

 

 

Sophie e Marie-Pierre Morel, So Cheese...My Little Cake