280 Champagne aria

 

Cominciamo con il dire che la 'Champagne aria' è quella che canta Don Giovanni nel primo atto dell'opera che da lui prende il titolo. 

E' un'aria effervescente, da cui il nome, ma parla anche di vino, per cui siamo a posto. 
Don Giovanni parla continuamente di vino. 
Una delle mie massime ambizioni sarebbe (è) di averlo a cena a casa mia, ma lui in persona, non uno di quei millantatori farlocchi che si incontrano continuamente che non sanno manco da che parte si comincia a sedurre una donna.
(Don Giovanni è l'opera perfetta, non lo dico solo io. E' di Mozart/Da Ponte che, secondo un amico mio, sono un po' come Mogol/Battisti, perfetti pure loro).

Da me c'è sempre una bottiglia di Champagne in frigo. 
Essa viene rinnovata spesso perché certe sere sono troppo malinconiche e altre troppo allegre per fare senza. 
Per bere lo Champagne ci vogliono i bicchieri adatti. 
Ed io, che pure sono una donna sobria, ho nei confronti dei bicchieri la medesima inclinazione che aveva la moglie di un famoso dittatore delle Filippine per le scarpe. Ne aveva 3.000 paia e questa abbondanza fu sfruttata da un bravo pubblicitario che la utilizzò per uno slogan per una volta bello: nel vostro armadio c'è sicuramente posto per un altro paio di scarpe.
Io penso sempre di trovare il posto per qualche altro bicchiere.
Ultimamente dicevo che dovevo procurarmi delle flûte nuove. 
(Ovvio che ho già due servizi di flûte, ma sono decimati, e poi mi hanno scocciato, ragione principale per cui ne volevo altre).
Così ieri sono andata al Mercatino ma non ho trovato niente.
Ho detto meglio, così non spendo soldi.
Il Destino, però, mi attendeva al varco, perché mentre uscivo entrava un signore con un carrello di quelli da trasporto con sopra due scatoloni con scritto 'bicchieri'. 
Ho fatto come fa Don Giovanni quando sente 'odor di femmina': ho preso foco.
Ho chiesto se potevo dare un'occhiata.
I bicchieri erano appartenuti alla madre di un'amica morta da un paio di anni e lui stava dando una mano per proporli al Mercatino in conto vendita. Il signore ha chiamato l'amica che era dentro. L'amica è uscita e abbiamo aperto lo scatolone che stava sopra e guardato qualche pezzo. 
Bellissimi cristalli di Antonio Imperatore, c'era ancora qualche bollino.
Regalo di nozze con nozze celebrate nel 1946, quindi anche datati con certezza. 
Troppo complicato trattare o tirare fuori altro, due scatoloni, poi, sono un servizio grande e complesso.
La faccio breve. La signora ha voluto il mio numero e mi ha detto che mi avrebbe fatto sapere.
Alle 13:55 di ieri è squillato il cellulare. 
Tu guarda il Caso (nel quale io confido e di cui mi fido): le flûte erano 11, quindi solo 6 sono state accettate, le altre 5, se volevo, potevo prenderle io.
Oh, se volevo.
Dunque, eccole. 
Ma devo spiegare chi c'è nella foto: la prima a sinistra, quella con il cartellino (che si toglie e si rimette) è la mia flûte personale, è del 1890 e non l'ho mai prestata a nessuno. Mi sembrava doveroso presentarvela.
Viene da Londra, da un negozio storico di Kensington di materiali per artisti che ha anche un corner (in questo caso, il nome è lecito) con vetri e cristalli antichi. I prezzi sono, se non da antiquariato, da amatore, per cui va bene pure quando si trovano pezzi singoli.
Poi ci sono le 5 flûte della Signora Mimma, nata nel 1925 e convolata a nozze, come abbiamo visto, nel 1946. 
Alta, mora, elegante, figuriamoci se non chiedevo notizie.
Poi c'è un bicchiere da acqua del medesimo servizio, sopravvissuto a tutto, forse dimenticato. Che è finito nel mucchio perché ho chiesto se per caso c'era in giro qualche altro pezzo e se uno chiede, come è noto, gli viene dato e il pezzo è saltato fuori e mi sono portata a casa pure quello.

Ora non resta che inaugurare tutto.
Dal tintinnio che hanno emesso i bicchieri mentre li lavavo, l'aria dello Champagne sarà ancora una volta una meraviglia.