284 Cena di San Silvestro, istruzioni per l'uso (per sole donne)

Se avete per le mani un marcantonio e contate di passare con lui la sera dell'ultimo dell'anno, queste note sono per voi.

Conto di offrirvi un canovaccio, diciamo meglio, un copione o, meglio ancora, un film di riferimento.

Pensate a Cleopatra, anno 1963, di Joseph L. Mankiewicz (con Liz Taylor, Rex Harrison e Richard Burton) e pensate, nello specifico, alla scena del banchetto, quella in cui la regina d'Egitto invita a cena il Marc'Antonio di origine ma, siccome lei è una donna con le idee chiare, decide di giocare in casa, proprio come farebbe qualunque esperto di strategie, ovvero sulla gigantesca imbarcazione con la quale lei è andata a trovarlo.
Lui è a Tarso, nell'attuale Turchia, ma lei sta su un Egitto galleggiante, quindi sta a posto.

Ma procediamo con ordine.
Ho parlato male del film un sacco di volte e ho avuto torto. D'accordo, lei è, come si direbbe a Roma, un po' gnappa e ha un portamento non sempre regale, però ha seni trionfali che sono quanto di più sodo si sia visto al cinema, sempre offerti alla vista nel modo giusto, belli, eretti e, probabilmente, incrollabili. Richard Burton, suo marito per ben due volte, li definì in un'intervista 'apocalittici' e dichiarò che avrebbero rovesciato gli imperi.
(Se lo dice lui).
E' bella, con un incarnato di latte e gli occhi viola.
Ha sempre con sé le girls, ragazze carine che si occupano di accudirla e di farle compagnia. Parla sette lingue, è coltivata e anche molto spiritosa: dice 'come on, gentlemen, i corridoi del palazzo sono bui ma ci sono io a difendervi' quando i soldati romani l'accompagnano nei suoi appartamenti; strizza l'occhio a Cesare quando arriva a Roma e scende, tutta vestita d'oro e in compagnia del loro bambinetto, dalla più incredibile sfinge che mai si sia vista, trascinata da centinaia di schiavi, luccicante nel sole; ha sempre la battuta pronta.
Insomma, Cleopatra è come dovrebbe essere qualunque donna: bella, pericolosa, piena di ambizione e di desiderio.

Giulio Cesare (Rex Harrison), epilettico, grande stratega, è un malinconico spesso stanco, tormentato dal tempo che passa.

Marc'Antonio beve, come dicono loro, 'like a fish', sta sempre con la coppa di vino in mano, è volentieri ubriaco e nella scena del banchetto che ci interessa vede doppio (poi ci torniamo). (Essendo il personaggio interpretato da Richard Burton, ci crediamo subito).
Devastato dal confronto con Cesare anche dopo la morte di lui, è carnale, depresso, innamorato disperatamente, tiene sempre su di sé un fazzoletto che ha avuto da lei agli esordi della loro conoscenza.
E' sua una delle battute più belle della sceneggiatura: 'Che ti è successo?'. 'A me? Mi sei successa tu'. In inglese viene meglio: 'What happened to you?'. 'To me? You happened to me', ulteriore motivo per vedere il film in versione originale.

Ottaviano è identico ai suoi ritratti, me ne sono accorta perché c'è stata da poco la mostra. E' morbido, lascivo, sta a letto mentre gli altri combattono, sarà il trionfatore finale ma è antipaticissimo.

Il film dura 243 minuti, ossia poco più di 4 ore, è un film valanga, è un film oceano, è un film fiume in piena peraltro godibilissimo, perfetto in questi giorni prenatalizi, quando il telefono squilla di continuo e porta gente che non sentivate dal Natale dello scorso anno.
E, a sentire la gente, il mondo è costantemente infiammato proprio sul nervo sciatico, ha l'artrosi, è sull'orlo dell'ulcera, ha problemi all'anca e anche i trigliceridi fuori controllo. Per non parlare della tiroide che, soprattutto presso le donne, è responsabile di tutto.
Voi potete dunque dire che state vedendo un film e che richiamate appena è terminato. Praticamente il Natale prossimo.

Ma torniamo al banchetto che deve servirvi da guida per San Silvestro.
Dunque, Marc'Antonio ha accettato l'invito a cena. Per loro sono preparati due tavoli accostati, sul fondo della sala. Altri commensali sono distribuiti su una lunga mensa comune.
Gli innamorati sono sempre soli, diceva una canzone degli anni '60. Sempre, tranne che a San Silvestro e questo dovrebbe dare da pensare: che innamorati sono se hanno bisogno, per doppiare la mezzanotte, di una corte che li circondi?
Temono forse il confronto diretto?
Il tête-à-tête li annoia a morte?
Sono facilmente a corto di argomenti?
Vai a capire.

Lei indossa l'abito che vedete in foto, una specie di vestaglietta di nylon anni '60 rialzata da una collana composta da quattro fili di monete d'oro con l'effigie di Cesare, che già fu suo amante.
Ha una specie di torre in testa, uno chignon complicatissimo e difficile da imitare, confortato ulteriormente nel suo artifizio da corta frangia e virgole laterali: voi pettinatevi in modo più semplice.
Trucco egizio, occhi allungati, una tonnellata circa di ombretto.
Lui ha la solita lorica romana, ma è quella della festa.

I due tavoli accostati danno la possibilità di conversare come si fa sugli sgabelli della carrozza ristorante del Frecciarossa, gomito a gomito. Si fa per dire, perché i tavoli sono talmente grandi che i gomiti non si toccano.

E qui sta il punto. Perché sia lui che lei non vedono l'ora che i gomiti rispettivi si uniscano.

Cominciano ad arrivare i cibi: pensate al banchetto di Trimalcione, è sicuro che Fellini ha visto Cleopatra e vuole citarla: anche qui arrosti, spiedi, piatti immensi, c'è pure un pavone con tanto di penne che fanno la ruota.
Voi organizzatevi come potete e sapete, insomma, fate pure più semplice, non sono più quei tempi, anche un roast-beef, se ben cucinato, può andare; ricordate pure che lascia leggeri per il seguito.

Lui si sposta al tavolo di lei e le dice di congedare tutti, lui tornerà dopo poco più di un'ora per riprendere in privato tutti i discorsi.
Lei si sposta sul tavolo di lui, così sono di nuovo soli, però ciascuno al posto dell'altro.
Lei ha programmato uno spettacolino in onore di Bacco, non sarà mica che non vuole vederlo?
E Bacco arriva sul suo carretto e il seguito di Baccanti, mezze nude e interamente lascive e agitatissime. Poi, coup de théâtre, ecco che appare accanto al più simpatico di tutto l'Olimpo un'altra Cleopatra. Oddio, un po' meno bella e parecchio più vajassa, però abbigliata anche lei con la vestaglietta e la collana e con la torre in testa.

A questo punto Marc'Antonio è cotto al punto giusto, si lancia sul carretto liberandosi lungo il tragitto delle Baccanti che lo avvolgono e si avvinghia all'altra Cleopatra.
Non vi avevo detto che avrebbe visto doppio?

Ragioniamo un attimo fra noi. Pur essendo una sua cultrice, non sono aggiornata sulle tariffe del noleggio di Bacco.
Cleopatra non ha problemi finanziari, ce lo racconta, per esempio, Tiepolo negli affreschi di Palazzo Labia, dove ci mostra la regina d'Egitto con in mano un orecchino con una perla di inestimabile valore tenuto sul bordo della coppa. Lo farà cadere dentro e, una volta dissolto, lo berrà con il vino, sprezzante della situazione, invece, un po' pitocca di Marc'Antonio.

Anche voi potreste avere, come lui, preoccupazioni economiche e Bacco, il carretto e le sue Menadi potrebbero seriamente preoccuparvi. Per non parlare dell'ingombro della sala da pranzo, proprio quando dovreste tenere libero il campo.

Vi suggerisco dunque di agire con l'intelligenza che vi è propria e di fare uso, per esempio, di una figura retorica, in questo caso della sineddoche, che qui vi farebbe comodo per indicare il tutto con una parte, insomma, datemi retta e invece del carretto, fate comparire una buona bottiglia.
Tanto il vostro marcantonio è ormai cucinato a dovere e pronto, se ci sapete fare, ad approfittare della lascivia vostra. Un bel risparmio, considerando il numero di Menadi previste inizialmente.
 

E ora ascoltatemi bene. Mentre lui perde tempo a trastullarsi con una controfigura, la vera Cleopatra, paf, scompare, lasciando vuoti tutti e due i posti.
Lui se ne accorge immediatamente, guidato com'è nonostante la sbronza solenne da quell'istinto che non dovrebbe mai difettare in un uomo invitato a cena, soprattutto l'ultimo dell'anno.
Pianta tutto e la cerca. La cerca percorrendo un'infilata di stanze, scostando tende, valicando colonne.
Ma, direte voi, non stavamo su una barca? Sì, certo, ma al cinema le barche sono sempre incommensurabilmente grandi.
Alla fine la trova e indovinate un po' dove sta lei? Bravissime: a letto.
Sta in un letto che è come deve essere il letto di una vera donna: una piazza d'armi, con veli mossi da una brezza leggera che lo proteggono, più o meno, dagli sguardi di chi, in quel letto, vorrebbe ficcarcisi dentro.
Ma lei dorme, la torre senza una ciocca fuori posto, con le lenzuola tirate su fino al mento.
Lui, ormai, è fuori di sé, la scuote, le chiede se è andata a dormire con tutta la collana, quella di Cesare a quattro fili di prima e lei allora si tira su e la collana ce l'ha intorno al collo.

(Diciamo,  per la vostra serata, che dovremmo ormai essere pericolosamente vicini alla mezzanotte. Qui dovete far uso del vostro sottile senso del tempo, contrarre un'azione, dilatarne un'altra, insomma, occhio all'orologio, fosse pure a quello che vi ticchetta nella testa).

Magnifica scena di seduzione violenta, Marc'Antonio le strappa la collana e, liberatosi del fantasma del rivale così come si è liberato di quello della vajassa, strizza contro di sé Cleopatra che, avendo organizzato tutta quella messinscena solo per arrivare a questo punto, non oppone nessuna resistenza. 
Anzi.
(Disse Mike Todd, il terzo dei sette mariti che ebbe Liz Taylor, che ogni minuto passato con lei fuori dal letto era un minuto perduto. Ora, fatevi un bell'esame di coscienza e vedete un po' se qualcuno dei vostri mariti non la pensa per caso diversamente. Potete sempre rimediare, avete un marcantonio fra le mani, è l'ultimo dell'anno, quindi potete cominciare quello nuovo con il piede giusto).

Eccovi, dunque, in pieno tête-à-tête, gomito a gomito e occhi negli occhi per un confronto diretto, se vi preparate con un po' di partecipazione, come si fa in vista di una festa importante, potete anche mandare a memoria tutto un elenco di argomenti utili in questo frangente.
Ed è così, con qualche femminile e regale strategia, che passerete finalmente un veglione di San Silvestro degno di menzione: niente amici di supporto nel raggio di una decina abbondamente di metri; cotillon assenti; Bacco presente nella sua essenza; le braccia forti e l'abbraccio ruvido di un marcantonio a tenervi belle al caldo e la sua voce ad augurare a voi e solo a voi buon 2014.

Avete sette giorni di tempo per organizzarvi, vigilia chiama vigilia e non è mai troppo presto per pensarci.

Nel frattempo spero che gradiate, oltre ai miei consigli, anche un sincero e felice augurio per il Natale imminente. 
 

 

Liz Taylor e Richard Burton in Cleopatra, 1963