285 Prime notizie del 1° giorno dell'anno


Non so voi, ma io provo nei confronti dei turisti un misto di ammirazione e di simpatia, soprattutto per coloro che fanno cose fuori dall'ordinario, di quelle che io, che sono un'abitudinaria, casanière e pure per niente tentata dall'avventura, mai farei.
Fosse per me, i tre quarti del mondo non sarebbero stati ancora scoperti, visto che, se proprio devo muovermi, vado solo in località dove ci sono grandi vini e buoni ristoranti, casomai con l'accompagno di musei interessanti.
Dunque, quando ho letto che la Akademik Shokalskiy è ancora incagliata nel ghiaccio e che ben tre navi di soccorso, la francese Astrolabe, la cinese Snow Dragon e l'australiana Aurora (giustamente) Australis, non sono riuscite a raggiungerla, ecco, io sono stata contenta.
Mi sono detta, saranno contenti pure loro, non so i 16 membri di equipaggio ma certamente i 52 fra studiosi e turisti, che, se si sono imbarcati per l'Antartide, dove fa sempre freddo e dove è difficile farsi la quotidiana maschera ai capelli durante il bagno, l'avventura la stavano cercando, come dice un turista estremo di cui ho letto in questi giorni un'intervista, uno che ha attraversato l'Asia centrale a cavallo, fatto il giro del mondo in bicicletta e percorso a piedi l'Himalaya, 'avec les dents', ovvero con i denti (in italiano si aggiungono anche le unghie, vedi tu quante cose si imparano il primo dell'anno).

In ogni caso, se queste persone, per il Capodanno prossimo, volessero organizzare da subito qualcosa di ugualmente eccitante in mezzo ai ghiacci, posso suggerir loro di trascorrere la giornata come ho fatto io: sbrinando il frigorifero.
Operazione da me descritta più di una volta, rito di passaggio da una fase all'altra dell'esistenza, montagna bianca da scalare per ammirare stando lassù in cima quello che ci sta sotto (il pavimento della cucina pieno di stracci), pensiero fisso da metà anno in poi (lo sbrinamento si fa annualmente), impresa audace, prova di coraggio.
Particolarmente stavolta. Ero, infatti, in ritardo di cinque mesi, essendo in calendario l'intervento per il mese di agosto scorso, quando stavo, però, facendo tutt'altro.
Quindi, i ghiacci avevano, proprio come è successo all'Akademik Shokalskiy, preso il sopravvento. E avevano invaso i generatori di freddo, saldandosi al vassoio delle fragole (da me utilizzato per le matite del trucco. Quando raggiungono i 18° sotto zero, si temperano meglio), ai cassetti con dentro il Gin e le patatine fritte, appiccicando una all'altra le vaschette per i cubetti di ghiaccio, riducendo a Mummia del Similaun il pane di emergenza, ricoprendo di brina alla Dottor Zivago le pareti e le superfici di metallo.
Proprio come i turisti di cui sopra, mi ero accorta della situazione estrema ma non avevo calcolato che cosa significava starci con le mani dentro.
Comunque.
Alla quindicesima pentola di acqua bollente appoggiata sui generatori di freddo (seguo attentamente le istruzioni per lo Sbrinamento a pag. 7 del libretto che arrivò in dotazione con il frigorifero, che tratto come un libro normale, sottolineo, evidenzio, faccio commenti, correggo, se è il caso, la punteggiatura) sembrava che i ghiacci si fossero finalmente sciolti e che si potesse rimettere in marcia la mia metaforica nave. 
Manco per niente, perché anelli di gelo stavano ancora saldamente attaccati ai tubi contro le pareti posteriori, subdoli, perché per vederli bisognava accartocciarsi all'altezza della griglia inferiore e infilare la testa dove di solito c'è il cassetto delle pizzette.     

Torna a scaldare l'acqua nelle pentole.
E poi sali e scendi dalla scala (il frigorifero sviluppa m 1,95 in altezza), sposta, scosta, spingi, sgrassatore, Cif, acqua prima tiepida, poi fredda.

E intanto la lavastoviglie andava. A dirla tutta, va da tre giorni e sta andando ancora, un frigorifero è pieno di ripiani, di plastica e di vetro, di cassetti, anche grossi della parte congelatore, di accessori per le uova e per il burro, di sportellini, tutti smontabili, l'unico problema è rimetterli a posto, l'incastro dell'elemento mobile della zona vino, da solo, ha richiesto venticinque minuti di applicazione densa di scoramento.
Certo non mi metto a lavare pezzi e pezzetti nella vasca da bagno, con il rischio di graffiarla. Nel lavandino non entrano. Quindi, seguono la trafila dei piatti. Solo che una lavastoviglie non è concepita per lavarci dentro il frigorifero, fosse pure smontato (dovrebbero pensarci, una mano, soprattutto in casa, lava l'altra), quindi bisogna armarsi per qualche giorno di santa pazienza e fare le cose un po' per volta.

(Un frigorifero, in casa, è tutto, voi pensate a quando i frigoriferi non c'erano, sottoscala, cantina, gabbietta esterna per il salame, certo forse si puliva tutto più facilmente, ma vuoi mettere).

Un frigorifero ha anche, anzi è tutto lì, una macchina per il freddo e uno scambiatore di calore, che sono poi il motivo principale per cui la colf è sollevata dall'incarico di pulirlo: troppo delicati i fili, i cavi, le griglie, meglio assumersi personalmente la responsabilità di trattarli.
Aspirapolvere, spugna, pennello.
Quando comincia a farsi giorno, ecco che si alza di nuovo il vento e si scatena una tempesta: le mattonelle, il fianco destro, sempre difficilmente raggiungibile, il lato del mobile della cucina.
Il filo, la presa, la spina. Il pavimento sottostante.
Ci siamo.
Con lo stato d'animo dei turisti che attendono l'intervento dell'elicottero, speranza mista a stanchezza, per non parlare della scocciatura di chi aveva già preso impegni per la sera di San Silvestro, mi dico che anche quest'anno è fatta.
Attacco la spina.
Mi arrampico di nuovo sulla scala, premo il tasto Avvio/Arresto (per il quale non serve un dito bensì 'un attrezzo non appuntito, per es. una matita'. Mi rendo conto che le dodici matite che sono sul tavolo della cucina hanno tutte la gommetta nella coroncina di metallo, quindi il diametro è troppo grande. Agisco con la parte della punta. Impiegherò altri quattro minuti a pulire i segni della mina sul bianco), inserisco il Superfrost.
Di botto, come alla mezzanotte, quella secondo la fascia oraria di Melbourne, sulla nave dei turisti incagliati nel ghiaccio, si accendono tutte le lucette: Allarme, rossa; Esercizio, verde; Superfrost, come già detto, ugualmente rossa. La lucetta interna.
(Tutte le luci, tranne quella verde e quella interna, si spegneranno automaticamente quando la temperatura del congelatore si sarà abbassata fino a diventare uguale a quella dell'Antartide).

Il frigorifero emette quello che riconosco come un primo respiro.
Forse c'è stato anche un vagito.
Insomma, si rimette in moto e parte (contrariamente alla nave dei turisti).
Con un'altra ora di lavoro riorganizzo cibi, bottiglie e cosmetici, essendo questi ultimi fra i principali occupanti dell'elettrodomestico.
Faccio in tempo a riportare lo champagne per stasera alla temperatura giusta.

Comicia un nuovo anno, comincia pulito e, fatemelo dire, fresco.

Auguri a tutti.

 

 

Il vano frigorifero, ancora privo dei ripiani che stanno in lavastoviglie ma con l'indispensabile per il primo giorno dell'anno