33 No liquids allowed

Non so da voi, ma da me il flacone di detersivo per i piatti sta sempre ’sopra’ al lavello della cucina e mai ’sotto’. E’ che qualcosa da lavare a mano c’è sempre, i cucchiaini d’argento della prima colazione e, in questo periodo (vado a periodi), anche la tazza e i due piattini Wegdwood del 1900 che, di per sé, andrebbero benissimo in lavastoviglie essendo in porcellana, ovviamente bianca e blu (ho il culto della porcellana bianca e blu) ma che hanno anche una lisière in oro che è passata per più di 100 anni da una mano che lava all’altra e che non vorrei essere io a far sparire. Il flacone di detersivo per i piatti si bagna facilmente e prima che si sia asciugato è arrivato il momento di utilizzarlo di nuovo e conviene dunque rassegnarsi a vederlo nel panorama della cucina. E qui sta il punto. Essendo Dio nei dettagli, come diceva Mies van der Rohe (mio Valium, mia coscienza, mia eleganza, mia morale, mia pace), che era un grande e che, proprio per questo, di dettagli ne faceva pochi per tenerli tutti sotto controllo, è bene sorvegliare la propria casa costantemente, curarne i particolari, evitare le sviste e fuggire come la peste gli accomodamenti. Praticamente da me anche le buste della spazzatura devono andare d’accordo con il resto e nulla supera lo zerbino se non è stato (rapidamente) valutato dal punto di vista dell’estetica e della funzionalità. ’Non abbiate niente in casa che non considerate utile o che non ritenete bello’, grande motto di William Morris: rifletteteci un po’ sopra con gli occhi bene aperti, installati in un punto della vostra abitazione dotato di buona visibilità e poi ne riparliamo. Il detersivo per i piatti occupa i miei pensieri e il mio (pochissimo) tempo libero: ultimamente le confezioni sono migliorate e i colori sono diventati divertenti, vitaminici, pronti a dare l’idea dell’energia e del pulito. Ma i detersivi che vedo nei supermercati all’estero (quando viaggio vado sempre nei supermercati e nei cimiteri, secondo me è in questi posti che si legge meglio la città) hanno più appeal dei nostri e un mese fa a New York ho dovuto resistere strenuamente alle tentazione di comprare una confezione di Persil di un blu che con la mia porcellana sarebbe andato a nozze perché non sarei riuscita a portarlo, gli americani sono, si sa, completamente paranoici e l’idea di farmi sequestrare alla dogana il liquido proibito dopo aver faticato a farlo sigillare e mettere nella carta con le bolle mi ha, alla fine, dissuasa. Ma qualche giorno fa a Londra c’è stato l’incontro fatidico. Già avevo letto del detersivo per i piatti di Astier de Villatte ai gusto zenzero, pepe e salvia e avevo perso una mezza giornata a cercarlo in posti accessibili, per esempio nell’unico punto romano di distribuzione di questa raffinatissima marca francese che produce stoviglie, papeterie e deliziosi moulages di pezzi neo e classici che fanno venire voglia di rifare casa da cima a fondo per ambientarli comme il faut. Io sapevo e loro no, erano appena stati in fiera, si sarebbero informati ma sarebbero passati mesi. Mi rassegnai (provvisoriamente) allo Svelto ma dentro di me covava la ribellione al destino che si accaniva contro la mia cucina. L’incontro di Londra accadde e fu fatale. Vidi nel mio negozio di decorazione d’interni preferito, al piano inferiore, uno scaffale intero di Astier de Villatte per i piatti, c’erano tutti i gusti ed erano pure a saldo (tanto per dare un’idea: £ 4,5 invece di £ 6,00. Moltiplicare per 1,50. Trattandosi di confezioni da mezzo litro, si deduce che il prezzo pieno al litro del prodotto è di € 18,00, praticamente il doppio di un ottimo olio extra vergine d’oliva spremuto a freddo. Ma che volete che siano € 18,00 al litro davanti alla promessa di bellezza per la cucina che danza davanti ai vostri occhi?). Lo comprai e me lo incartarono con le bolle e tutto. Lo infilai in valigia, decisa a resistere anche a Her Majestic the Queen in persona nel caso le sue leggi si fossero opposte al trasporto in stiva del prezioso liquido. Ma è probabile che lei avrebbe condiviso i miei gusti, accade regolarmente per il tempo che amiamo tutte e due trascorrere a tavola e per il tè che preferiamo (1 ora precisa; Earl Grey), perché non sarebbe dovuto accadere per il detersivo per i piatti? Lei avrebbe certamente apprezzato il mio ’Gingembre’ e ne avrebbe consentito l’esportazione. Ritrovai la valigia al nastro bagagli di Fiumicino, presi un taxi pregando di fare presto, disfeci il bagaglio febbrilmente, recuperai dal fondo il pacchetto, lo aprii, era integro, sigillato, nessun danno all’etichetta. Ora è là, sul mio lavello. E’ il flacone più bello che abbia visto da quelle parti, minimale ma con le note preziose delle lettere in oro, sottile, slanciato, la cosa più interessante è che sembra un detersivo per i piatti e non un bagno schiuma (non lo avrei sopportato) anche se ho ritenuto opportuno nasconderlo quando è venuta la colf la prima volta dopo il mio ritorno perché non ero in casa e mi sarebbe stato troppo difficile spiegare nelle note che le lascio (e che cerco di scrivere sempre in modo chiaro, comprensibile, che non dia adito a dubbi o malintesi) che quel flacone non era destinato al lavaggio delle mani. Già pavento il giorno in cui finirò la confezione, la cucina dovrà sopportare nuovamente lo Svelto e Mies smetterà di sorridermi come invece sta facendo ora, seppure misurato nella sua scarsa loquacità e reticente davanti alle emozioni (diceva: ’Ognuno ne ha ed è qui l’inferno della nostra epoca’), fra le nuvole di fumo del suo prediletto sigaro Avana, tenendo in mano una dose dell’ infinita riserva di Martini che gli era necessaria per sopportare un mondo in cui quasi nessuno fa caso ai dettagli racchiusa in un bicchiere che gli laverò non appena sarà vuoto e sul quale aleggerà per pochi attimi un delizioso, carnalissimo sentore di zenzero.   

Liquide Vaisselle Astier de Villatte Paris, www.astierdevillatte.com

Mies van der Rohe (1886-1969)

William Morris (1834-1896)