36 Aspirazioni, 1 (Allónsanfan)

Con i Francesi non c’è gara. Moi, je les adore, non solo lo champagne e i musei ma anche tutto il resto. Di recente, al rinfresco seguito a una mia conferenza, uno degli ospiti mi ha lasciata medusée dicendomi che quando parlo della Francia mi illumino. Non pensavo di essere così leggibile e mi sono sentita scoperta. Già vi ho raccontato nella puntata precedente di Ollivier Pourriol e della sua cinéphilo, ora aggiungo che di recente, alla stazione di Digione, dove stavo per l’Erasmus alla locale Faculté des Beaux-Arts, ho comprato per il viaggio di ritorno un numero speciale di ’Philosophie Magazine’ dedicato al baccalauréat (la loro maturità. Lì la prima prova è una dissertazione di filosofia). E il viaggio è iniziato davvero e ben al di là dei tempi pur eterni del Digione-Lione e Lione-Roma. Basta con il sapere verticale, la filosofia si compra al chiosco di giornali e si occupa di politica, musica rock, viaggi, cinema, estetica intesa nel senso della chirurgia, umorismo e ci mette pure i test con la soluzione alla pagina successiva. Non stupisce di trovare anche la rubrica de ’Le courrier du coeur et de la raison’, curata qui da Jackie Berroyer, definito ’fantasista’ (insomma una cosa alla Del Piero). Su uno dei numeri arretrati che ho ordinato e atteso come si attende, giustamente, la Rivelazione (n° 14, novembre 2007), trovo una lettera di Ghislaine Fischer di Nancy, introdotta da una deliziosa iconcina con un aspirapolvere (altrove ci sono teschietti, fumatine nucleari e una cosa che non so se sia una pistola o un calzino). Madame si lamenta della ’dévalorisation’ delle donne, dice che gli uomini sono costruiti contro il femminile e sul processo ’Io mi valorizzo svalorizzando te’. (E io che pensavo che i maschi francesi fossero più evoluti dei nostri. Inutile espatriare, o meglio, si può pensare di espatriare per lo champagne e per i musei ma non per gli uomini). Poi passa al vittimismo femminile eccetera. Berroyer, dopo averla già punita con l’iconcina succitata, castiga Madame Ghislane come segue: ’Bisogna valorizzare, era il leitmotiv di Alberto Giacometti. Bisogna leggere l’indimenticabile libro di Jean Genet, L’Atelier de Giacometti. Lo scultore valorizza tutto, comprese le ragnatele e la polvere. Tele e polvere che le donne non cessano di aspirare e di far sparire. Insomma di devalorizzare. Ma ecco che ricado nella stortura maschile, vedo la donna come intrinsecamente casalinga. Andrà per le lunghe.’. Ricambio il suggerimento bibliografico suo con quello, mio, del delizioso ’Il filo del pensiero’ di Francesca Rigotti (Il Mulino, Bologna 2002), un libro nel quale la studiosa parte da una tela di ragno che c’è fuori dalla finestra del suo studio per ricostruire la complessità del filo, quello del destino, del pensiero, della narrazione, passa poi all’intreccio, alla rete, al telaio, agli abiti (anche quelli dei filosofi. Sapevate che Pitagora vestiva sempre di bianco, Montaigne di nero e di bianco e che Kant per scegliere i colori dell’abito e del panciotto si regolava sui fiori, per cui con la giacca marrone si intona un panciotto giallo, come insegnano le auricole?), ai fili dei rapporti , ai vincoli della necessità e all’esistenza tutta. Certo che se la Rigotti avesse aspirato la tela di ragno fuori dalla finestra invece di starla a contemplare nella sua ingegnosità e nella sua crescita, non avrebbe scritto una cosa così singolare e interessante. Nell’espressione del proprio punto di vista sull’altro, in questo caso la donna con ineluttabili tendenze casalinghe, bisognerebbe andarci più cauti. Comunque voglio rassicurare Monsieur Jackie. Se vuole appioppare anche a me l’iconcina con l’aspirapolvere, non mi riterrò svalorizzata. Adoro questo elettrodomestico, ne posseggo uno potentissimo e ne ho da parte un altro simile in caso di panne del primo. Ho, inoltre, un animo intrinsecamente da casalinga, per rilassarmi lucido con il Cif la vasca da bagno e scrivo Opera Soap. Adoro anche Giacometti, so bene che è stato fra coloro che hanno valorizzato tutto, anche la polvere e ho imparato da lui e da Marcel Duchamp, che l’ha coltivata (Elevage de poussière, 1920), che i punti di vista sono molteplici. E Francesca Rigotti mi ha insegnato a non guardare più in tralice le ragnatele che mi capita di trovare fuori dalla mia finestra e uso l’aspirapolvere come Burri la fiamma ossidrica, con discernimento e non contro i ragni e, Dio me ne guardi, nemmeno contro gli uomini, dei quali, italiani o francesi, adoro anche le intemperanze verbali e con i quali mi piace molto condividere una bottiglia di champagne, se possibile in un ambiente pulito, o almeno solo con la dose di polvere minima consentita per valorizzare lui, me, la conversazione e la serata tutta.

Ollivier Pourriol (1971)

Philosophie Magazine www.philomag.com

Man Ray, Elevage de poussière, 1920 (la fotografia è stata scattata nello studio di Marcel Duchamp a New York durante una delle tanti fasi della lavorazione del Grande Vetro)