44 The Brush Day

Dunque, ci risiamo.

A distanza di un anno la colf persevera nel suo comportamento, asserisce anche di essere stressata, si commuove, mi abbraccia e se ne va di nuovo in vacanza. A niente sono serviti i miei tentativi di dissuaderla dallo stare lontana 25 giorni, il genero a carico, i compaesani pettegoli e anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria non sono bastati per farle capire la fatica che l’aspettava. La casa dovrà nuovamente essere accudita in prima persona, visto che ho anche ricacciato indietro l’idea che mi era venuta a marzo di prendere un’altra colf per il mese di agosto.

Da una parte l’ho cercata senza entusiasmo, dall’altra mi sono riempita di TOC e, di fronte alla visione dei miei vetri colorati in frantumi e del candeliere in bisquit azzoppato da una dilettante, ho deciso per il self help. 

Bisogna organizzarsi.

Ho in mente un look con jeans destroy alla Sienna Miller che va a comprare il latte la mattina (però senza il cane in borsa) e ho in mente Waterloo, ma vista dalla parte degli Inglesi e dei Prussiani. La strategia messa a punto è la seguente: un giorno a settimana dedicato completamente alla pulizia e un’ora in una fase intermedia per una riorganizzata superficiale. A questo proposito tornate a visitare il sito del Cif della puntata n°16 www.unilever.com e vi dicono loro come procedere ’under pressure’ con 15, 30 o 60 minuti a disposizione. E’ vero che già un cambio di asciugamani e una saponetta nuova danno un qualche senso di ordine. Aggiungete un colpo di aspirapolvere, le mensole del bagno nettate, una ripassata ai tavoli più usati e un’addrizzata ai dizionari. Il bagno e la cucina avranno diritto anche al lavaggio del pavimento, che diviene, così, bisettimanale, cioè ragionevolmente igienico. 

E passiamo ora alle grandi manovre.

Prendersi cura del proprio spazio ha anche una serie di lati positivi, si capisce la fatica animale dei lavori domestici, si controlla lo stato delle cose, ci si riappropria dei libri che non si sono sfogliati nei mesi precedenti, si ritrovano appunti sepolti sotto altri appunti, bollette, ricevute, urgenze che non sono più tali, in una parola si è in presa diretta con ciò che si ha intorno.

E, per me, c’è anche il gusto di tirare fuori, e tutto insieme, il trésor de guerre che tengo occultato nel terzo cassetto della mia scrivania e di cui la colf non sospetta nemmeno l’esistenza: le mie spazzole e i miei pennelli da spolvero.

A Londra, alla Tate Modern, vidi nel 2006 una bella mostra di Pierre Huyghe (Francia 1962), complessa e spettacolare. La cosa che più mi piacque fu l’installazione chiamata For One Year Celebration, una serie di circa 100 poster sui quali c’erano delle scritte. La faccenda era questa: Huyghe aveva chiesto a amici e conoscenti, in molti casi artisti, di segnalare una data del calendario e un oggetto da festeggiare in quella circostanza.

Così Robert Fillou per il 17 gennaio proponeva The Birthday of Art; Olafur Eliasson per il 23 marzo (mia data di nascita) ’Waste of Time Day’; Rirkrit Tiravanija suggeriva ’Celebrate the Shoe Lace’; Jeremy Miller ’I propose that we should celebrate silence’ eccetera. Comparivano anche l’Animal Intelligence Day e molti altre motivi di celebrazione, in certi casi con un rituale collettivo.

L’idea era semplice e suggestiva e, come sempre accade quando c’è di mezzo l’arte, stimolante.

Iniziai così anch’io a stilare il mio calendario personale di celebrazioni nel quale trovarono posto The Brick Day (mi piacciono i mattoni e a Londra ero circondata); The Wall Paper Day (da sistemarsi, però, il 29 febbraio in modo da non esagerare con i festeggiamenti, in casa solo il guardaroba è tappezzato di carta da parati e va bene così); The Golden Fish Day (che sarebbe caduto il 31 dicembre, quando, nel 1869, vide la luce tale Henri Matisse, il più grande cantore dei pesci rossi in Occidente); The Pocket Day (come si fa a vivere senza tasche?); The Sponge Day (medesimo ragionamento); The Bread Day; The Wine Day; The Salt Day; The Champagne Day; The Cinema Day; The Apron Day. Ero piena di risorse. E, trionfante, aggiunsi anche The Brush Day.

Sì, perchè mi piacciono spazzole e pennelli, dallo spazzolino da denti alla spazzola per capelli fino ai miei mirabili pennelli da trucco giapponesi (la parte più preziosa del mio bagaglio a mano) arrivando al trésor de guerre del terzo cassetto della scrivania. Nel corso degli anni ho infatti messo insieme una serie di pennelli da spolvero specializzati: per la tastiera del computer, per il davanzale della finestrina del guardaroba, per i libri, per gli oggetti delicati (il candelabro in bisquit) e per gli angoli, praticamente a ogni problema la sua soluzione, un magnifico mazzo di peli di durezza e forma varia che arrivano dappertutto dove devono arrivare e ai quali nulla sfugge.

Ho avuto anche un pesce rosso di nome Brush, che arrivò in vasca insieme a Brick al ritorno da Londra perché trovai morti Spleen & Mood. Morto anche lui, Brick, invece, sta benissimo e guarda con partecipazione (con il suo nuovo compagno Strip) il festeggiamento settimanale del mese di agosto che non è una corvée alla fine della quale ci si ritrova più abbattuti di Napoleone in Belgio ma piuttosto un giorno di riflessione sulla bellezza della casa pulita e sull’attrezzatura (pensateci, quasi un’attrezzatura da pittore) che è preposta a questo scopo.

Pierre Huyghe www.pbs.org/art21/artists/huyghe/clip1.html#