48 A conti fatti

Sembra, Olimpiadi a parte, il nuovo sport dell’estate (almeno in Francia ma vedrete che fra un po’ arriverà anche da noi). Ha cominciato Carla Bruni (godetevela nel ritratto che ne fa la sorella Valeria Bruni Tedeschi nel suo film E’ più facile per un cammello...attraverso la bella interpretazione di Chiara Mastroianni) dichiarando in una delle sue canzoni di aver avuto 30 amanti ed ora si mette sulla medesima corsia anche un noto mensile (francese) che pubblica quello che chiama ’quiz’ e chiede a sette mesdames di contare i loro messieurs. Ciò che mi domando è perché a queste signore sia venuto in mente di rivelare un dettaglio importante per loro ma in fondo di scarsissimo interesse per il mondo, come possano aver avuto voglia di comparire con nome, età, professione e fotografia parlando di cose intime e avventurandosi anche nella descrizione dei migliori ricordi e delle peggiori vergogne. Posso capire che la ’slameuse’ Françoise, 44 anni, abbia un tornaconto rivelando di essersi accompagnata a 50 uomini, si esibisce in gare pubbliche di poesia e ha fatto pure cifra tonda. Ma che cosa spinge la scrittrice Victoire, 38 anni, a contarne 92 (e perché non ha fatto cifra tonda)? E Chaterine, 39 anni, ’gérante de portefeuille’ perché ci fa sapere che si è accompagnata a 10 uomini diversi, la delicatezza del suo mestiere non l’ha trattenuta? Isabelle, 32 anni, giornalista, conta fino a 5 e la ’chargée de communication’ Caroline, 26 anni, la supera e si ferma a 6. A parte che Carla Bruni, come ha dichiarato in un’intervista, ha usato il numero ’trente’ per questioni metriche, perché queste riviste che si rivolgono a un pubblico femminile indulgono al vizio moderno della rivelazione di ciò che dovrebbe rimanere privato e lo fanno, oltretutto, senza audacia, per cui avrebbero anche potuto attribuire un punteggio agli amanti, dando, per esempio, al primo 10 punti, all’ultimo 20, assegnandone giustamente 500 a Mick Jagger (questo vale ’solo’ per Carla Bruni, almeno mi auguro) e 0,50 al collega sposato con due figli di 12 e 14 anni conosciuto carnalmente durante una trasferta di lavoro a Mestre? Perché non infrangono il vero tabù dei nostri giorni e non chiedono a queste signore quante lavatrici e lavastoviglie fanno a settimana, ogni quanto cambiano le lenzuola, puliscono i sanitari del bagno, sbrinano il frigorifero, staccano e lavano le tende, spostano la cucina a gas, puliscono i famosi filtri degli elettrodomestici, riordinano il cassetto del tavolo della cucina, lucidano gli specchi e tutti gli schermi di casa, computer, televisione e, in caso, anche videocitofono? Perché il ménage non compare quasi mai nella stampa quando è, invece, un nodo fisso quotidiano con il quale bisogna venire continuamente a patti? Manca di glamour oppure si tratta di altro?

Forse lui sì che è intimo e privato e si fa fatica a raccontarlo nei dettagli, nei trionfi e nelle sconfitte, nell’organizzazione e nella gestione, esprime gusti che sfiorano il TOC, chi ama stirare (dà soddisfazione immediata), chi predilige la caccia alla polvere (Isabella Rossellini in un articolo), chi si rilassa grattando i lavandini con il Cif (eccomi), chi sniffa la trielina quando smacchia, tocca la felicità quando sta con le mani nell’acqua (la mia colf), contempla la brillantezza dei suoi pavimenti con il medesimo stato d’animo incantato che accompagna un tramonto sul mare (una cugina di mia madre, piemontese), gode nel riassetto dei dvd in tinello, esulta quando avvia l’aspirapolvere, si compiace della versatilità della sua lavatrice, prova una gioia segreta e incontenibile nel ricondurre all’ordine la pila di asciugamani precedentemente vacillante in guardaroba. Altro che poco glamorous, il ménage è l’hortus conclusus dal quale teniamo fuori gli intrusi, del quale parliamo solo nelle confessioni che arrivano dopo la mezzanotte e davanti a un vino da meditazione, è il vero luogo della psiche riposto e anche arcano del quale stupisce che tutte le scienze dell’anima non tengano conto, le rivelazioni concernenti il ménage sì che sono ardite, altro che quei quattro calcoli da amministratore di condominio. Ne tengano conto i redattori italiani quando fra poco proporranno su qualche settimanale sette avventuriere locali e trovino il coraggio di guidare le signore verso il vero coming out, quello temerario e impavido che ha a che vedere con i lavori di casa: quante volte e come li fanno, se provano piacere o frustrazione, se c’è collaborazione maschile, se, dopo, sono soddisfatte e non vedono l’ora di ricominciare oppure se preferiscono il sonnellino sul sofà, ovviamente appena rimesso in sesto, i cuscini belli dritti, invitanti, morbidi, tutti da stringere e accarezzare.