52 Una moglie modello

Mea culpa, non avevo mai letto prima Maigret. Avevo incrociato Simenon in altre esperienze narrative senza che si fosse acceso il fuoco e avevo tralasciato il meglio. Fortuna che Piera Degli Esposti ha registrato tempo fa una serie di chiacchierate nelle quali raccontava le sue letture e che la radio estiva ha mandato in onda la replica (l’indigenza della radio culturale italiana, quella che in passato è stata la migliore al mondo, è una delle cause del mio frequente spleen, tutte annotate, se vi interessa saperlo, in ordine alfabetico. Alla A c’è Alitalia; alla F i fiori, da noi sempre mezzo avvizziti e presentati come se fossero carciofi; alla M tutti e due i Muccino, anche loro in ordine alfabetico, prima Gabriele e poi il giovane Silvio; alla T i taxi e i trasporti pubblici nel loro insieme. Le altre lettere hanno riferimenti variegati che passano dal cinema, anche lui italiano, all’incapacità che hanno nei negozi romani di dirti ’buongiorno’ quando entri, come se dovessi essere tu a salutare loro e non viceversa. Vedrete che avremo occasione di  tornarci sopra). Voi guardate un po’ anche come funziona l’ascolto. Ricordavo perfettamente di avere già sentito quella puntata perché avevo anche preso un appunto su una nota deliziosa, la definizione di Londra ’città zitella’, che sta bene da sola e si occupa dei propri giardini. Maigret non aveva lasciato tracce. Stavolta i campanelli mi sono suonati tutti e tutti insieme (ai miei studenti piace molto questa frase, la uso con loro quando riferisco di un artista appena conosciuto che stiamo per mettere nel nostro pantheon collettivo e capiscono al volo), evidentemente i tempi erano maturi. Piera parlava delle portinaie di Maigret, degli omicidi che si risolvono spesso nel gabbiotto fra l’odore di frittata, di una incisività di Simenon quando è alle prese con il suo commissario che altrove non c’è. Ho spento la radio, sono uscita, sono andata alla Librairie Française, ho chiesto dove fosse Simenon, quasi mi è preso un colpo davanti ai due scaffali pieni, ho ripreso coraggio, ho dato una rapida scorsa alla quarta di copertina di alcuni volumi, ho scelto Maigret et le corps sans tête perché il cadavere usciva a pezzi dal canal Saint-Martin, quello dove Amélie va a tirare i sassi e butta il suo pesce rosso con tendenze suicide e Amélie è una delle mie stelle fisse. E mi sono immersa nella Parigi del 1955 e in una giornata di primavera descritta attraverso i colori, dal giallo crudo del primo mattino della facciata dell’edificio di rue des Récollets all’angolo della quale c’è un ’petit bar’ fino alla nebbia bluastra che galleggia sul far della sera oltre i vetri del bistrot di Omer Callas e di sua moglie Aline. Un incanto. A parte i problemi che mi ha creato all’inizio la lettura a causa dell’esercizio che stavo facendo con i manga (v. puntata n° 50 Nuvole in viaggio), senza peraltro che stessi masticando alcuna gomma americana, il fuoco è, finalmente, divampato. E ho conosciuto quasi subito anche Madame Maigret, che, alle sette del mattino, boulevard Richard-Lenoir, ’già fresca e vestita, profumando di sapone’ è occupata a preparare la prima colazione mentre suo marito dorme ancora. Mi impegno a tenervi informati sugli sviluppi della faccenda: se la testa sarà o no ritrovata, se Maigret andrà a casa a cena (già a pranzo ha lasciato a bocca asciutta la sua signora che aveva cucinato ’haricot de mouton’ preferendole l’ispettore Lapointe e andando con lui alla Brasserie Dauphine); se l’invadenza del giudice Coméliau, nemico intimo del commissario, sarà arginata oppure no; se, soprattutto, l’odorosa Madame Maigret darà una bella passata di sapone anche alla sua casa e come Simenon descriverà il meraviglioso rituale della casalinga anni ’50, donna tranquilla, lasciata ad attendere nel suo regno domestico, priva, fra l’altro, del conforto delle Soap Opera, figuriamoci dell’Opera Soap, pronta ad accogliere a sera il suo guerriero per trasformarsi nel suo fedele e pulito riposo.

Piera Degli Esposti

Il commissario e la signora Maigret