53 Thank God It’s Friday

Sono una fedelissima del Venerdì di Repubblica, non ne perdo un solo numero e quando sono, come si diceva una volta, all’estero, dove non arriva con il quotidiano, chiedo sempre a una persona gentile di mettermelo da parte. Una volta domandai la cortesia a mia sorella; appena mi fu possibile, al ritorno, mi feci invitare a cena per prendermi la rivista, finite le chiacchiere rientrai e, al primo semaforo, cominciai a sfogliarla. Mi accorsi con orrore che erano state strappate le pagine di ’Questioni di cuore’ di Natalia Aspesi, chiamai la parente dal cellulare dal mezzo di piazza Cola di Rienzo, ma che cosa pensava che mi interessasse, i programmi televisivi? No, perché probabilmente sapeva che non guardo mai la televisione e poi erano scaduti da almeno 13 sere; la rubrica di Gianfranco Vissani? Per carità, una volta scrisse di sbucciare i piselli, non, chiarisco, di toglierli dal baccello ma proprio  uno ad uno e pure senza l’aiuto delle formiche e decisi da allora che era un maniaco cui non si doveva prestare ascolto. Che altro, dunque, se non le risposte ai malati d’amore della donna più intelligente, ironica, cinica quando è il caso, sempre lucida, acuta, coraggiosa, mai disperante che ci sia in Italia? Per me Natalia è l’equivalente moderno di Brunella Gasperini che, con il nome di Candida, firmava quando io ero bambinetta una rubrica simile su un noto settimanale femminile.

Sottraevo il giornale alla genitrice e mi andavo a leggere di nascosto lettere e risposte, ricavandone talvolta un certo senso di sconcerto, per esempio quando venivo a sapere che i fidanzati erano soliti chiedere alle fidanzate ’la prova d’amore’. Nella mia mente appena alfabetizzata si era formata l’idea che questa prova avesse a che fare con le scritte sui bastoncini del Fiordilatte Motta che andavo leccando in giro: se c’era solo il nome del gelato era finita lì, se, invece, c’era stato un colpo di fortuna, compariva la frase ’Hai vinto un altro Fiordilatte’, si portava la prova (della vincita) al bar e il gestore ti dava quello che ti spettava. Cosa da me, peraltro, non sempre gradita perché non sono mai stata una mangiona, per cui due Fiordilatte, uno di seguito all’altro, mi davano la nausea; ma qualcuno cui offrirne uno si trovava sempre. Mi facevo dunque dei film in cui i dialoghi erano questi: LUI: ’Mi dai la prova d’amore?’. LEI: ’L’ho appena data al gelataio’. Oppure. LUI: ’Mi dai la prova d’amore?’ . Lei: ’Sì, prendi pure perché tanto a me fa venire il voltastomaco’.

Brunella che, venni a sapere molti anni dopo, abitava con tutta la famiglia, cani compresi (conoscevo tutti per nome perché lei tutti citava), nel medesimo condominio milanese della cugina (piemontese) di mia madre che fremeva di piacere davanti ai suoi pavimenti lustri, fu una delle menti più illuminate d’Italia e passò la vita a cercare di fare luce nelle teste di parecchie scriteriate con eye liner e capelli cotonati che, nei primi anni ’60, non solo non sapevano se dare o no via il proprio Fiordilatte, ma che erano anche incamminate, in goffaggine e confusione mentale, su una strada di modernizzazione che, si sa, qui da noi aveva aspetti simili alla discesa di rafting in Colorado già citata. Mi chiedo sempre perché, con tutte le tesi improbabili se non demenziali che danno nelle facoltà umanistico-sociologiche, nessuno si sia messo a studiare il ruolo, molto simile per limpidezza morale e pubblica utilità, di queste due signore, assolutamente superiori per autorevolezza e risultati a tanti psicologi che hanno, per dirla alla Maigret, ’un’esperienza della vita’ decisamente inferiore alla loro e che quella vita non sono nemmeno capaci di immaginarsela.

Dicevo, allora, che leggo fedelmente il Venerdì, sempre cominciando da Natalia e spesso buttando via tutto il resto (i giornali italiani mi danno lo spleen e stanno nell’Elenco, ovviamente alla lettera G. Nemmeno Baudelaire amava i giornali, anche in questo la mia âme soeur mi soccorre e mi conforta). Accade, però, che, fra un manga e l’altro, ne sfogli qualche pagina. Oggi, per esempio, ho dato un’occhiata al ’Ritmo italiano’ che si è occupato di raccontarci i nostri tempi nazionali nel momento sensibile della fine delle vacanze.

Il dormire, il mangiare e la cura del corpo occupano, dunque, gli uomini per 658 e le donne per 660 minuti quotidiani. Confermo: dormo (donna) 7 ore e mezzo (= 450 minuti), ne trascorro 2 e mezzo in bagno (= 150 minuti. E’ il mio lato più femminile. I tempi sono calcolati sulla routine giornaliera. Se mi decido per qualche trattamento estetico più elaborato, sforo. Barry Lyndon faceva una toletta che durava almeno 2 ore. Nel caso dovessimo coabitare, metterei come condizione a Lord Lyndon di avere un mio bagno personale), 60 minuti li utililizzo per mangiare e ho finito il mio monte-minuti per le attività citate. Mi viene il sospetto che molta gente stia a tavola 180 minuti, ne dorma altri 450 e, quindi, in bagno non ci stia, tutto sommato, più di 30 minuti al giorno. In questo caso lo si potrebbe condividere (a patto che tutti i miei cosmetici fossero considerati intoccabili).

Al lavoro è dedicato poco tempo: 342 minuti per gli uomini e 163 per le donne. Credo che abbiano fatto una media con le festività e le vacanze, però, letto così, il risultato è eloquente e spiega perché le cose da noi non brillano da un po’. Lascio perdere tempo libero, viaggi e vita sociale (perché non hanno messo tutto nel tempo libero? Hanno capito che la vita sociale è una corvée che va valutata a parte? Causa spleen sono, forse, diventata misantropa).

E arriviamo ai dati che ci interessano, quelli relativi al lavoro domestico. Gli uomini in 10 minuti quotidiani lavano, puliscono e stirano (il loro motto potrebbe essere ’presto e bene’). Le donne ce ne impiegano 132. Poi comincio a confondermi un po’ perché alla voce ’lavoro domestico’ trovo 73 minuti per gli uomini e 308 per le donne. Forse che lavare, pulire e stirare non fanno parte dei mestieri? La spolveratura è a parte? Cucinare è ’mangiare’ o ’lavoro domestico’? Il tempo dedicato allo studio fa impallidire, 9 minuti per gli uomini e 13 per le donne, probabile che i cervelli dell’Eurostat li abbiano utilizzati tutti per la loro statistica. I viaggi di piacere sono citati a parte rispetto ai viaggi tout court, i bambini si curano per 21 o 59 minuti al giorno (e in tutti gli altri minuti, chi li guarda, li nutre, li pulisce, li intrattiene, li educa?), è citato il volontariato ma non compaiono gli animali domestici, insomma un gran minestrone nel quale fatico a trovare una logica.

Una cosa però è chiara: fra i 14 paesi europei l’Italia vede i suoi uomini all’ultimo posto per il tempo dedicato al lavoro domestico. Primi sono gli Estoni, seguiti dai Belgi, dagli Ungheresi e dagli Sloveni; i Francesi stanno al nono posto e poco peggio degli Italiani sono i Lituani e gli Spagnoli, piazzati al tredicesimo e al dodicesimo posto.

Non c’è niente da fare, gli uomini il lavoro domestico lo snobbano e Brunella e Natalia ci confermerebbero che le cose stanno così, che la regina della casa, negli anni ’60 e anche nel XXI secolo, è la donna perché questa è la sua vocazione, gli uomini preferiscono guardare la TV, fare sport, spostarsi da e per il lavoro (chiedo che mi sia spiegato il senso dell’uso di queste preposizioni perché mi sfugge), fare giardinaggio, dormire, magari giocherellare con il Fiordilatte che viene loro offerto da signore e signorine fortunate al gioco del bastoncino e rese generose forse dalla simpatia, forse dallo stomaco pieno.

Natalia Aspesi

Uomo (estone)

Fiordilatte Motta, pubblicità anni ’60