60 Settembre, andiamo

 

Vi siete svegliati le coeur aux lèvres chiedendovi che cosa stavate facendo lì?

Il primo temporale invece di rinfrescarvi le idee ve ne ha fatte venire di più vicine alla tristezza che alla bellezza?

La conversazione del/la vostro/a partner vi dà il desiderio di passare le braccia intorno al suo collo e di premere le dita in un punto preciso come avete visto fare più volte al cinema per farlo/a tacere almeno fino al pronto soccorso?

Avete sentito distintamente imprecare come un carrettiere perché gli fa orrore tornare sui banchi il vostro bambinetto che preparava la cartella per il primo giorno di scuola proprio mentre lo stavate descrivendo ai nonni come una creaturina sensibile all’odore dei quaderni nuovi e alla prospettiva di fare la punta a tutte le matite?

Il primo film italiano della stagione vi è sembrato inguardabile al punto che avete sostenuto nella rituale cena dopocinema che se il regista fosse andato a farsi un giro invece di dare il primo ciak la storia dell’ottava arte non ne avrebbe risentito?

Avete visto le vetrine fatte di fresco e francamente ve ne infischiate del ritorno del tartan che pensavate ormai appannaggio esclusivo di Sean Connery quando decide di darci giù con il whisky?

La vita del protagonista del vostro manga prediletto vi sembra mille volte più eccitante della vostra e il vostro parrucchiere, in aggiunta, non vi vuole fare il suo medesimo taglio di capelli perché sostiene che per voi è esagerato?

Il primo invito degli amici per una seratina vi ha fatto ammettere la legittimità della segreteria telefonica che li avrebbe lasciati nel dubbio sulla vostra presenza in città?

Vi siete accorti che il vostro cane sbava, perde il pelo, vi sporca la casa, vi costa un occhio della testa di veterinario e in più vi guarda come un dispenser di crocchette maleodoranti?

Il vostro futuro vi sembra tetro come un racconto gotico privo, però, della sua suspense?

 

Niente paura, è il mood della rentrée. Ma l’arte è qui, ancora una volta, per soccorrervi.

 

Dunque.

1. Lavatevi la faccia con l’acqua bella fredda e andatevi a rileggere le sue virtù così come sono descritte da Lidia, la madre della protagonista di Lessico famigliare, che prendeva docce gelide cantando a piena voce: Io son don Carlos Tadrid / E son studente in Madrid. Anzi, rileggetevi tutto il libro di Natalia Ginzburg, spesso si fa riferimento ai lavori domestici (‘‘Avevo una donna, che si chiamava Martina. Mi era molto simpatica. Pensavo, però: ‘Chissà se fa bene la pulizia? Chissà se spolvera bene?’ Nella mia totale inesperienza, non riuscivo a capire se la mia casa era pulita o no…’’) e le tragedie dell’esistenza appaiono trasfigurate dalla grazia della scrittura. (Fatevi anche uno shampoo lungo e accurato e massaggiatevi la testa come se foste in una Spa di Bali, senza però la compagnia degli italiani attaccati al cellulare in vacanza a un metro da voi).

2. Lavate il pavimento della stanza in cui vi trovate, spolverate il tavolo al quale siete seduti, rifate il vostro letto tirando bene le lenzuola, riducetelo a un solido geometrico. Guardate gli acquerelli di Carl Larsson (1853 – 1928), i suoi interni in cui il disordine è perfettamente misurato, le sedie sono accostate al muro a uguale distanza l’una dall’altra, i bambini sono simpatici, i fiori freschi non mancano mai e la sera è bello stare a leggere o a cucire alla luce della lampada.

3. Lavate le lenti dei vostri occhiali, date loro una bella insaponata, sciacquatele sotto l’acqua corrente e asciugatele con il rotolo cucina (se l’avete comprato al discount, fermatevi, potrebbe essere fatto con carta vetrata riciclata). Nessuno pulisce mai gli occhiali come si dovrebbe, né il parabrezza della macchina o lo specchio del bagno. La vista, senso massimamente sollecitato dalle arti dette, appunto, visive, vi è indispensabile per entrarci in relazione. Fate in modo, per quanto possibile, di eliminare tutti gli ostacoli, le ditate, le zone di sporcizia, anche mentali, che si frappongono fra voi e loro.

4. Buttate tutte le piante sdutte che avete sul balcone, andate al vivaio e prendete un carrello. Guardate con compatimento i clienti che hanno messo nel loro 1 ciclamino, 1 begonia, 1 bouganville, 4 peperoncini, 1 crisantemo, 3 eriche e 2 veroniche. Voi riempite il vostro con vasi tutti uguali e scegliete un solo colore. Ispiratevi alla serialità del Minimalismo, a Donald Judd e alle sue Green Boxes (1967), tutte perfettamente identiche e accuratamente pulite. Contro lo spleen sono meglio di un’intera farmacia di psicotropi.

5. Cercate le tavolozze autunnali nei vostri artisti preferiti, il bruno van Dyck, le strade di paese di Sisley, le nature morte stagionali di Caravaggio, le melagrane di Gentile da Fabriano, il nord dei Romantici tedeschi e dei primi Impressionisti, luminoso ma mai affogato nel colore, i campi autunnali di van Gogh che virano dal rosso all’arancio e si infiammano al tramonto.

6. Guardate Il pensatore di Rodin (1880), d’accordo, non vi tira su il morale. Però quel corpo che sembra piegarsi sotto il peso della preoccupazione, la testa pesante che il braccio fa fatica a sostenere, la potenza della muscolatura che l’esercizio della mente rende inutile raccontano la malinconia che genera non solo il pensiero ma anche la creazione, quello stato di vague à l’âme di cui abbiamo già parlato e che Jean Clair, nei suoi successivi lavori e nelle sue incarnazioni (storico dell’arte, scrittore, direttore del Musée Picasso, grande intellettuale di respiro amplissimo), ci ripete essere il presupposto di ogni opera d’arte, frutto succoso e saporito di umori sempre in bilico e di quel movimento perpetuo fra tristezza e eccitazione che ben conoscono i creatori.

7. Leggete Opera Soap, è un gioco che vi intrattiene suggerendovi che l’arte sta dappertutto, soprattutto nella mente di chi sa guardare, e che la storia dell’arte così come la facciamo noi, via i paludamenti, dentro la freschezza dell’approccio sempre rinnovato, spalancati gli occhi su tutte le immagini che ci capitano a tiro, è il modo migliore per appropriarsene, per farla nostra e trasformarla nel nostro pane: alimento base della vita, buono per definizione, quotidiano.

 

 

Carl Larsson, La camera da letto di papà, 1894-1897

Donald Judd, Green Boxes , 1967

Auguste Rodin, Il pensatore , 1880