65 Notti bianche

Sono rientrata ieri sera da un sopralluogo a San Pietroburgo.

Il titolo sta lì per questioni evocative, perché in realtà le notti bianche da quelle parti sono finite da un pezzo e la mattina alle sette il buio era pesto. Il generale Inverno secondo me era arrivato, secondo loro ancora no, comunque l'infreddatura terribile che mi sono presa è stata causata dall'aria condizionata e non dal piacevole freschetto che c'era in giro.

Ho passato un'intera giornata nell'Ermitage, ormai vivevo con l'angoscia che un detrattore facesse scrivere sulla mia pietra tombale che avevo visitato i maggiori musei del mondo e quello no. Sono contenta di aver cancellato preventivamente l'iscrizione del maldicente.

Tralascio ogni commento sull'illuminazione assolutamente precaria (almeno le lampadine, così rare, sistemate sopra ad alcune opere importanti dovrebbero cambiarle, quando sono fulminate), sulle scritte solo in cirillico, sull'impossibilità di orientarsi in un luogo di 350 sale che ospita 2 milioni di opere, sui cartelli con la mano sbarrata, perché il visitatore tonto capisca che la mano non la deve usare, sistemati fra le gambe delle bellissime creature in marmo di Canova (se potesse, credo che il Maestro di Possagno un colpo di scalpello ben assestato sulla testa dell'autore di questa pensata se lo farebbe scappare), cito qui solo le toilettes del piano terra, l'ubicazione delle quali si individua dal fetore sempre più forte che da esse proviene mano a mano che ci si avvicina. Fra le mattonelle delicate, con fregio movimentato da una testina in stucco che fa da collegamento con tutte le altre squisite decorazioni a meringa della città, compare un cartello, questo sì, scritto anche in inglese, nel quale si invitano gli utenti a non gettare la carta igienica nei water. Essa, usata, è pertanto depositata nei cestini. Aperti e a contatto con l'aria.

Prima di costruire palazzi paranoici, costruite le fogne per le latrine. 

Della serie: niente resterà pulito, 3

Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo

Antonio Canova, Amore e Psiche, 1796