66 Manga Style

Faccio quello che posso. Se soffro per amore, piango e ascolto il Werther, se ho la polmonite, tossisco e passo a La Bohème. E sono, almeno, in buona compagnia.

Stasera, malamente raffreddata (e con un volo in soprassoldo, cioè anche sorda su parecchi fronti), vado a dare un'occhiata a Hiroko Matsukata, protagonista di Tokyo Style e giornalista nel settimanale Jidai, e mi rileggo l'episodio di quando lei si ammala per essere andata al funerale di una persona che stimava, e che avrebbe dovuto intervistare la settimana successiva, con un tailleur troppo leggero che teneva nel suo armadietto al lavoro; quello più pesante l'ha buttato per via di una bruciatura di sigaretta e ha dimenticato di comprarne uno nuovo.

C'è una bella tavola dedicata a questo spazio cui ambisco da anni in Accademia.

Non mi sembra una richiesta eccessiva. Voi mi date un armadietto e io ci metto dentro qualche libro, due scatole di diapositive, un paio di tesi, un ombrello di emergenza. Finora tutto quello che ho rimediato è stata una cassetta della posta che, come quella di casa, si riempie di carte inutili, per cui non la guardo nemmeno, anzi, ho fatto fatica anche a trovare la chiave che avevo sepolto nella cartella quando si è trattato di recuperare un foglio importante.

Matsukata ha, invece, un armadietto di tutto rispetto. Dentro ci stanno 4 stampelle, borse da shopping, scatole, foglio appunti, calzante, spazzola e almeno due libri. E su una delle stampelle c'è l'abito che le farà prendere freddo e che genererà una narrazione cui non avevo mai assistito fra tutte le cose che ho letto in vita mia e che racconta, invece, qualcosa che avevo vissuto parecchie volte.

La cosa va così. Lei si ammala, cerca di non farci caso, continua a lavorare, ha 38° di febbre e si chiede perché se la è controllata, va avanti ugualmente, indossa la mascherina (è giapponese, ricordiamolo), commette errori di valutazione che attribuisce al suo stato di salute alterato, ha freddo, sonno, vorrebbe tornare a casa e mettersi a letto, ha la responsabilità di un numero speciale, non può abbandonare tutto, la vediamo nell'ultima inquadratura, sfinita, ha consegnato i testi, le fanno i complimenti, gli occhi immensi dell'eroina del manga sono diventati due fessure, mormora che sta bene, che le è anche passato il raffreddore.

Cose minimali, d'accordo, ma è così che Moyoco Anno conferma la sua fama di autore rivoluzionario di un genere di tradizione. Unisce alto e basso, mescola l'intimismo di alcune situazioni (la conversazione con l'amica, il tavolo prenotato al ristorante, il tubo che perde, la batteria scarica del cellulare, l'infreddatura di cui abbiamo parlato) con una trama che procede a rotta di collo e che porta Matsukata a contatto con faccende politiche, etiche, di costume, tutte vissute, diciamo così, anche dall'interno, vale a dire dal punto di vista di una giovane giornalista ambiziosa e in gamba che deve far quadrare i conti della sua vita professionale e di quella privata.

Apparentemente un soggetto facile e di presa immediata. Ma in Tokyo Style è espressa una raffinatezza poco consueta, il profilo psicologico dei protagonisti è tracciato con cura estrema e con continui ritorni sul già detto, la grafica, definita cover chic, è tale, la distribuzione nel circuito delle librerie (non limitata, pertanto, alle fumetterie) dà la possibilità di intercettare un pubblico nuovo, il formato è più grande del consueto, la traduzione è accurata, il ritmo indiavolato e l'effetto irresistibile. Un milione di copie vendute in patria e serie TV ad esso ispirate più riconoscimenti che arrivano da tutte le parti e che non hanno intaccato la freschezza dell'ispirazione: riflettete su questi dati e provate a pensare di prendere in mano uno dei 3 volumi finora usciti di Tokyo Style anche voi.

E' anche un manga pulito, bello da tenere esposto, quell'armadietto è fuori asse quel minimo che basta perché non sembri finto, c'è dietro un ordine mentale, Matsukata è una borderline ma con giudizio, ha serate alcoliche di cui si pente puntualmente, appena la incontri comincia a esistere e entra nei tuoi sogni, è una più vera del vero, capace di sistemarsi nel suo modo caotico nel nostro pantheon e di mettersi a scambiare opinioni con tutti gli altri che ci stanno dentro. 

Apprendiamo dal suo blog che Moyoco Anno ha problemi di salute e che per un po' sospenderà il lavoro. Siamo, rispetto al Giappone, in continuo décalage e leggiamo edizioni che da loro sono uscite a anni di distanza. Stasera mi auguro che la Maestra Anno sia già guarita e abbia ripreso a creare, che il suo sia stato solo un raffreddore, un'infreddatura dovuta a un abito sbagliato e che sia già tornata dalle sue parti a raccontarci una vita che, sorprendentemente, non è solo loro ma anche nostra, una vita in cui il lavoro ha sempre il sopravvento, il cuore batte forsennato, l'amore esita a esistere, i taxi portano preferibilmente in aeroporto, i massaggi sapienti sciolgono la tensione, i bicchieri si vuotano solo per riempirsi e qualche linea di febbre diventa un argomento buono per la letteratura e non solo per il dottore. 

(Grazie al curatore dell'edizione italiana di Tokyo Style Paolo Pederzini e a tutti gli altri di Planet Manga, divisione editoriale di Panini S.p.A., per l'accuratezza, la bellezza e la genialità del loro lavoro www.paninicomics.it)

 

Hiroko Matsukata, protagonista di Tokyo Style di Moyoco Anno

Moyoco Anno, Tokyo Style, 3 voll., in corso di pubblicazione

Moyoco Anno, Tokyo Style, 3 voll., in corso di pubblicazione