71 L'arte in cucina e la scienza di mangiar bene

(Dedico questa puntata di Opera Soap alla nostra Segretaria Valeria Reali: intelligente, paziente, ottima organizzatrice, puntuale, sempre presente, tutto tiene, mette in relazione, controlla, riordina e ricorda. Le devo l'emozione di aver visto la sua edizione storica dell'Artusi, che era di sua madre e che lei ha ricevuto in eredità. Sapendone approfittare perché, fra l'altro, lei cucina anche bene, sperimenta, realizza e, generosamente, offre. Grazie e buon lavoro per questo anno 2008-2009).

Non mi piace cucinare.

Però non cucino male, anzi. Sono precisa, uso solo ingredienti di prima qualità, sono molto attenta alla tavola, da me si beve bene, si mangia pulito e accurato. Metto da parte anche parecchie ricette, ma per piatti che non richiedono mai più di 10 minuti di preparazione. Ma non è vero che mi manchi il tempo, quella che mi manca è la fantasia.

E, soprattutto, detesto sporcare la cucina. E a cucinare si sporca e ci si sporca. Lo sa bene Hélène Darroze, unica donna due stelle Michelin, che, fino a che non è stata costretta da un amico che teneva alla sua reputazione, si è rifiutata di uscire in sala a salutare i clienti perché le seccava farlo con il grembiule pieno di macchie e la faccia lucida per il sudore. E non lo sa Catherine Zeta Jones, che in Sapori e dissapori (No Reservations, Scott Hicks, USA 2007) fa la cuoca in un ristorante trendy a Manhattan sempre abbigliata di camici immacolati che bastano da soli a far capire quanto il film sia insipido e farlocco.

A conferma, comunque, del mio esistente rapporto con i fornelli vi offro una delle mie ricette preferite e vi ricordo che saper cuocere (almeno) un uovo è una faccenda maledettamente complicata, visto che il tuorlo e l'albume non marciano nella vita a passi uguali, il primo comincia a coagulare a 68 °C e il secondo a 65 °C (come faccio a saperlo? L'ho letto in uno dei miei formidabili libri di cucina), perciò un savoir-faire nemmeno troppo minimo è richiesto.

Uovo sodo alla Opera Soap:

Ingredienti per 2 persone: 2 uova, una pentolina di acqua. Portate l'acqua nella pentola a una temperatura che definiamo frémissante (scordatevi le bolle grosse della cottura degli spaghetti); mettete le uova a cuocere deponendole con delicatezza; lasciate cuocere per 6 mn (calcolate il tempo con un timer e non a occhio, siate scientifici); scolate le uova e rinfrescatele sotto l'acqua corrente; sgusciatele con attenzione estrema, non sono di coccio, sono sode, cioè recano in sé l'idea della morbida compattezza. Servite immediatamente con un contorno di insalata, accompagnando con pane fresco e burro demi sel finissimo. Se volete anche un suggerimento sul vino, ricordatevi del carpe diem e aprite quella famosa bottiglia di champagne che avete in frigo.  

(Per ricette più complesse rivolgetevi a Valeria. Buon appetito).     

Risposta di Valeria alla puntata a lei dedicata.

''...Visto che per le ricette più complicate Opera Soap deve rivolgersi a me, ti propongo l'uovo alla coque.

Potrebbe sembrare facile infatti, prepararlo, ma questo piatto, che prediligo soprattutto per una cena  domenicale col pane da intingere nel tuorlo, all'inizio ha rappresentato per me serie difficoltà, perchè richiede quel tanto di attenzione e di cura per essere preparato nel modo 'giusto'. 

Nell'Artusi appunto, ho trovato le coordinate giuste per ottenerlo.

Le uova a bere, così le chiama lui, vanno fatte bollire due minuti, cominciando a contare dal momento in cui vanno gettate nell'acqua bollente; due - tre minuti in più di cottura, e si ottengono uova bazzotte. In entrambi i casi, appena tolte dal fuoco, vanno messe in acqua fredda.'' (mail del 6 ottobre 2008)

 

Se ci leggete per la prima volta e state pensando di essere in un blog di cucina minimalista, avete ragione, almeno parzialmente. L'arte, infatti, è anche questo.

Ancora un augurio di buon appetito.

Pellegrino Artusi (1820-1911)

Hélène Darroze (1967)

Uovo sodo