78 Cervelli

(Il titolo di questa puntata è un omaggio anatomicamente trasversale a Alain Resnais e al suo Cuori. Semplice e complesso a un tempo, come tutte le cose che contano davvero, gli devo un paio di belle serate - un paio perché me lo sono gustata, vista la lunghezza, in più riprese - e l'enunciazione di un'idea che mi appartiene e che lui affida in una battuta al talento tutto in malinconia di Pierre Arditi: 'Sono come sono, che cosa si può essere a parte se stessi?')

Da ogni sessione di esami in Accademia esco più avvilita. La colpa è degli studenti, che hanno orizzonti che si restringono a vista d'occhio, preparazione inesistente e sempre meno talento e dei manuali, che pure loro non scherzano.

Do di solito una bibliografia nella quale compaiono anche testi che i ragazzi già hanno studiato alle superiori, sia perché un libro non si esaurisce e con esso, frequentandolo, si entra in sempre maggiore confidenza, sia per banali questioni di denari, che sempre contano. Ho così ogni volta una visione aggiornata delle novità editoriali di storia dell'arte, specie di sogliole sempre più sottili, divise per sezioni che faccio fatica a comprendere, piene di prerequisiti, obiettivi, unità, tomi e tabelle, con il testo che tende a scomparire in favore dell'immagine, quattro date e due nomi messi in croce con una quasi totale assenza di contorno.

Uno dei manuali che usavamo all'Università è ancora sul mio tavolo da lavoro ed ha allenato parecchi dei miei cavalli da battaglia: Mariastella Macchiarella Pastore, Lezioni di Storia dell'Arte, Libreria Editrice Raimondo di Latina. Nella narrazione che ti trasporta e ti culla, densissima di fatti e commenti, con un linguaggio preciso e cristallino nel quale non una sola parola è superflua, nella scansione cronologica degli argomenti di cui riconosco la geniale invenzione per starci sopra da più di trent'anni e non sempre con successo, in una fitta trama di cultura vissuta e divulgata si fanno largo a fatica fotografie in bianco e nero grandi come francobolli. Brutte, sgranate, qualcuna di fortuna (per esempio una cartolina delle torri di Bologna con sotto una scritta in corsivo anni '50), ricordo perfettamente come mi facevano sognare il mondo che avrei frequentato in futuro come storico dell'arte e anche quanto potere evocativo avevano se, in tutti e mille i casi, hanno preparato il terreno all'incontro mio e dell'opera, sul quale è avvenuto un riconoscimento intriso di riconoscenza.

Noi avevamo migliaia di pagine che, comunque, non bastavano mai a farci comprendere. Oggi il lavoro da fare è sintetizzato e ridotto e sfiora il nulla.

L'idea che mi infastidisce fino alla furia è che si debba risparmiare lo sforzo intellettuale e che il cervello sia come il sapone, che a forza di utilizzarlo si consuma, per cui, in un'ottica ecologica di sostegno, è meglio salvaguardarlo e tenerlo all'asciutto, ben al riparo da ogni tentazione: di dispendio di sè, emozioni eccessive, coinvolgimenti, in una parola, di passione.

Alain Resnais, Coeurs, 2007

Cervello umano