91 Play It Again, Sam!

 Nel video Glenn Gould alle prese con Bach in un'incisione del 1955

Oggi venerdì 7 novembre, a una settimana esatta dalle avvisaglie, alle 13:55 è suonato il citofono. Il tecnico della lavatrice è arrivato, dunque, con 5 minuti di anticipo. Gli ho detto che lo stavamo aspettando come il Messia. Si è fatto subito una bella risata. Giovane, allegro, di bell'aspetto (non guasta) si è accovacciato davanti all'elettrodomestico in panne, ha tolto pannelli, svitato, ascoltato e ha formulato una duplice diagnosi. Possibilità 1: il 'modulo'. Grave ma non troppo, aveva con sé il pezzo di ricambio. Possibilità 2: la centralina elettronica. Gravissimo. Molto costoso e con un'attesa non breve perché bisognava fare l'ordine.

Sono agnostica, razionale e figlia dei Lumi tutti ma mi è dispiaciuto non avere santi in paradiso cui affidarmi.

Gli ho detto che lo lasciavo fare il suo lavoro, che ero nella stanza vicina. E' sceso in macchina a prendere un cavo. Si è steso sul pavimento della cucina appena fatto dalla colf che oggi era di servizio e l'ho ritrovato dopo 45 minuti con le mani nere di grasso che impugnavano un pezzo di metallo, plastica e fili dall'aspetto compromesso. Mi ha detto: 'Ci siamo, è il modulo'. Sospiro di sollievo. L'ha sostituito, si è lavato le mani 3 volte con l'acqua bollente e il detersivo dei piatti, gli ho detto di asciugarsi con la carta perché eravamo in regime di razionamento, ha svitato tubi, estratto vaschette, dato consigli di lavaggio, fatto prove.

L'assegno che ho staccato mi ha fatto riflettere una volta di più sugli insegnanti di lettere del ginnasio (italiano, latino, greco, storia, geografia e educazione civica con adolescenti sempre più sbiellati e con i blue jeans a mezz'asta), che secondo me dovrebbero guadagnare quanto i piloti dell'Alitalia; in data odierna troverei equa per le loro lezioni private una retribuzione almeno simile ai costi orari di un tecnico specializzato in lavatrici tedesche.

L'ho accompagnato alla porta, ripulito tutto con l'heavy duty, messa sul fornello mezza pentola d'acqua per 60 gr di pasta (si erano fatte le 4 del pomeriggio). Ho letto durante la cottura la Posta del cuore di Natalia Aspesi. Ho spento la radio, messo i piatti in lavastoviglie, disfatto il laccio del sacchetto dei panni sporchi, voluttuosamente aspirato l'odore delle lenzuola, le ho caricate nel cestello. Ho preso tempo e inviato un sms. Ho controllato il cielo, che si era fatto nero, dopo quattro giorni di previsioni di pioggia smentite da un sole tiepido mai visto a novembre finalmente la profezia si avverava. Sono andata a controllare i ciclamini sul balcone. Ho fatto due chiacchiere con Manga, pesce diventato nel frattempo célibataire e di cui sospetto manovre assassine nei contronti del povero Strip, che ci ha lasciato da due giorni. Ho preso la scatola di Dash, che compro nella confezione piccola perché sembra una serigrafia di Andy Warhol ignorando i richiami del fustino famiglia e risparmio, che trovo volgare e ingombrante. Ho dosato il detersivo: prelavaggio e lavaggio. Ho premuto due pulsanti e girato di 30° la manopola verso destra.

Il rumore del motore di nuovo in movimento della mia lavatrice e lo scroscio dell'acqua che inondava il cestello mi hanno dato le medesime sensazioni di felicità e pienezza che di solito mi vengono solo dallo Steinway di Glenn Gould.