94 Confidenze troppo intime

Martedì. Mi prendo mezza giornata di libertà per far uscire la stanchezza (qualcosa di molto più vicino a quella del violinista o del cantante d'opera che a quella del professore).

Porto la macchina a sostituire la resistenza e sotto il ponte della Portuense mi domando se ci arriverò mai. Piove a dirotto e la strada è un fiume da guadare. Visioni di elicotteri che mi vengono in soccorso cominciano a profilarsi dietro i tergicristalli che vanno a ritmo convulso. Lei continua ad andare, in fila disumana a passo di biscia, il paesaggio urbano mi è quasi ignoto, stravolto nei suoi punti di riferimento dai lavori in corso e dal diluvio.

All'insegna della Citroën faccio la conversione, la fermo davanti alla rampa dell'officina, scendo a piedi e chiedo che ci pensino loro. In 15 minuti e 3 firme me la restituiscono bella calda con il ventilatore che sembra un gatto davanti alla stufa.
Ora: supermercato, ma che abbia il parcheggio coperto, che sia ben fornito e non del tutto abituale, se non mi pulisco la mente la giornata tutta è compromessa.
Comincio a mettere nel carrello buono per un esercito la mia spesa specializzata e ossessiva, le insalate scelte per il colore, le mele e le arance che devono intonarsi al bianco/blu della cucina, almeno una decina di sacchetti di parmigiano confezionato in dosi singole, i kleenex in quantità industriale.

A un certo momento capisco che esagerano: trovo il pacchetto di 20 salviettine umidificate per l'igiene intima allo yogurth, ci sono dentro anche papaya e ylang ylang, sono in puro cotone e pure dermatologicamente testate. Mi metto a leggere con attenzione 'perché acquistarle'. Sentite bene:

Non è specificato se l'uso è unisex.

Mi guardo intorno, convinta di essere capitata nell'appena inaugurato reparto a luci rosse della SMA, alla ricerca di vibratori, oli da massaggio al gelsomino e completini in latex. Niente. Mi sorridono pupetti (che non sanno che cosa li aspetta nella vita) da confezioni condominiali di pannolini ben allineate accanto a buste di ovatta colorata finalizzata all'allegria del bagno e a disinfettanti generici e innocui per l'ambiente.  
Eppure.  Eppure le salviettime intime allo yogurth sono senza dubbio alcuno un accessorio erotico, alludono a pratiche alimentari decontestualizzate, almeno relativamente alla tavola della cucina che immagino ancora imbandita, casomai con i resti della cena, a un certo punto si spingono i piatti sporchi un po' più in là e si gusta il dessert alla papaya assumendo in una sola botta pure le vitamine concentrate e tutti gli antiossidanti del caso. Il tocco 'dolce e stimolante' provoca appetito perfino durante la digestione, per non parlare della garanzia di idratazione e dei fermenti lattici che, come è noto, fanno decisamente bene alla pancia e a tutto quello che ci sta dentro.

Metto le salviettine nel carrello accanto ai vasetti di yogurth per la colazione (quelli sono al gusto di limone), ho pensato di fotografarle con il cellulare ma mi serviva il testo per la puntata 95 di Opera Soap perché non ero sicura di riuscire a memorizzare tutte le indicazioni e rischiavo di omettere le più esilaranti.

Considerando che tempo fa ho passato mezzo pomeriggio a cercare di convincere via telefono e mail la medesima casa che produce l'intimo con il fermento a rimettere sul mercato le salviette umidificate in confezione singola grandi e spesse destinate, nelle intenzioni, agli adolescenti (le migliori che abbia mai provato) che avevano ritirato perché non gradite al consumatore, ottenendo praticamente il nulla con la signorina del numero verde che sbagliava prodotto, non aveva la minima conoscenza del sito della ditta per cui lavorava e il responsabile che non ha fornito nessuna risposta alla mia richiesta via posta elettronica, mi chiedo chi siano le teste che inventano i prodotti alla Fresh & Clean.

Se freschi e puliti vogliamo essere, certo non sarà lo yogurth ad aiutarci, almeno non applicato nelle zone citate da Sophie Calle in una delle pietre angolari della sua produzione, quel Le carnet d'adresses (1998) che, smarrito e da lei ritrovato, la porta a infilarsi nella vita del proprietario tramite contatti con tutti i conoscenti e gli amici che compaiono con i loro numeri di telefono attraverso commenti che ricostruiscono l'immagine di un uomo che è un virtuoso di flipper, ama l'Italia e i fumetti, è caloroso e riservato, è all'agio nella sua follia, organizzato nella sua solitudine, predilige il dipinto L'Exécution de Lady Jane Grey di Paul Delaroche e ha rischiato di morire dal ridere quando gli hanno raccontato la storiella seguente: Qualcuno fa un sondaggio sulla vita sessuale dei Francesi. 'Mi scusi signora, saprebbe indicarmi le zone erogene?' E la signora risponde 'Mi scusi, non sono del quartiere'.

Viene da chiedersi come la signora della 'blague' del Carnet d'adresses avrebbe reagito davanti al pacchetto che occhieggia con le sue foglie di ylang ylang e le mezze papaye nel mio carrello in fila alla cassa. Ci si sarebbe struccata la sera ignorando le indicazioni riportate sul pacchetto? Le avrebbe pudicamente riservate alla pulizia delle mani in condizioni di igiene precaria? Le avrebbe scambiate per una merenda di quelle ludiche che fanno dimenticare la noia dell'ufficio?
Né l'avrebbero aiutata le due laconiche frasi messe sotto la banda arancione con la scritta 'Come usarle'. Infatti si legge:

 

Il resto è lasciato alla fantasia del consumatore, ovvero alla nostra.

 




 


  

Ylang Ylang

Paul Delaroche, L'Exécution de Lady Jane Grey, 1834

Zone erogene (da fermentare)